Don Lenzini proposto per la beatificazione Fu ucciso nel ’45 da gruppo di ex partigiani
Pavullo, polemica storica e politica sul sacerdote di Crocette
LA STORIA
PAVULLO
«Il destino di don Lenzini era scritto nelle sue prediche dal pulpito intrise di anticomunismo militante che ha portato qualche ex partigiano a prendere le armi assieme a dei complici e a freddarlo con un colpo alla nuca».
In estrema sintesi è questa la tesi con cui il modenese Giovanni Fantozzi riassume la vicenda dell’omicidio del sacerdote pavullese don Luigi Lenzini, prelevato dalla sua chiesa di Crocette nella notte tra il 20 e il 21 luglio 1945 e ritrovato morto pochi giorni dopo tra i filari di una vigna. L’occasione per rinnovare la polemica politica, sul sito ultraconservatore cattolico “La nuova bussola quotidiana”, arriva da un riconoscimento destinato a far discutere.
La Congregazione delle Cause dei Santi ha appena promulgato il decreto che riconosce “il martirio in odio alla Fede”, dopo l’autorizzazione di Papa Francesco avviando la proposta per la beatificazione. La notizia è stata accolta con grande gioia dal l’Arcidiocesi di Modena-Nonantola. Don Luigi Lenzini nacque a Fiumalbo il 28 maggio 1881. Ordinato sacerdote il 19 marzo 1904, fu cappellano a Casinalbo e a Finale Emilia»
«Dopo il 1912 - continua la nota della diocesi - la sua vita si svolse soprattutto nel natio Appennino, prima come parroco a Roncoscaglia - dal 1912 al 1921 - quindi a Montecuccolo, fino al 1937. Parroco zelante, aveva un’anima contemplativa: non più giovane, si sentì chiamato ad entrare tra i Redentoristi, a Roma. Fu solo una breve parentesi, prima di tornare in diocesi con l’incarico di assistente spirituale nel Sanatorio di Gaiato. Nel 1941 divenne parroco di Crocette di Pavullo, capoluogo di quell’Appennino modenese che nel 1944/45 divenne l’immediata retrovia della Linea Gotica, luogo di scontro tra le forze nazi-fasciste e le formazioni partigiane, mentre si attendeva l’arrivo degli anglo-americani. Come molti parroci, don Lenzini nascose in canonica persone braccate dagli occupanti e si prodigò per aiutare i suoi parrocchiani, di qualunque estrazione fossero. Le settimane successive alla Liberazione furono caratterizzate da scontri politici estremamente aspri: in questo contesto, don Lenzini parlava alto e forte in difesa della fede cattolica e contro l’uso della violenza. A Messa ripeteva: «Mi hanno imposto di tacere, mi vogliono uccidere, ma il mio dovere debbo farlo anche a costo della vita». Nella notte tra il 20 e il 21 luglio 1945, un gruppo di ex partigiani irruppe in canonica, trascinando via l’anziano parroco, in camicia da notte. Il suo corpo fu rinvenuto alcuni giorni dopo, semisepolto in una vigna.«Don Lenzini non ha combattuto con gli uomini, nemmeno quelli che lo hanno attaccato, ma contro il male, in favore di tutti gli uomini in favore di una convivenza civile basata sull’amore e la riconciliazione. Se si ha odio per qualcuno, non si lotta contro il male, ma si è vinti dal male – disse l’arcivescovo Antonio Lanfranchi l’8 giugno 2011, nell’apertura della fase diocesana della causa di beatificazione. —
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