Le dure parole del giudice «A Corinaldo hanno agito da veri criminali seriali»
«Non vi è dubbio che gli imputati fossero dei criminali seriali, dotati di elevate professionalità e organizzazione sul piano strettamente operativo, nel compimento cioè delle reiterate azioni criminose». È uno dei passaggi chiave delle motivazioni della sentenza emessa dal gup di Ancona, Paola Moscaroli, nei confronti dei sei giovani modenesi condannati per l’omicidio preterintenzionale di 5 adolescenti e una giovane mamma, morti davanti ad una delle uscite di sicurezza del ’Lanterna Azzurra Clubbing’ di Corinaldo (Ancona). Secondo il magistrato, i componenti della banda, tutti residenti nel modenese: Ugo Di Puorto (condannato a 12 anni e 4 mesi di carcere), Raffele Mormone (12 anni e 3 mesi), Badr Amouiyah (10 anni e 6 mesi), Andrea Cavallari (11 anni e 3 mesi), Moez Akari (11 anni e 2 mesi) e Souhaib Haddada (10 anni e 11 mesi) «si sono accordati» per andare nella discoteca dove era prevista l’esibizione del trapper milanese Sfera Ebbasta.
E lo spray al peperoncino è stato spruzzato all’interno del locale per «agevolare il perfezionamento delle azioni predatorie, garantirsi l’impunità e guadagnarsi la fuga».
I sei ragazzi sono stati ritenuti colpevoli di omicidio preterintenzionale, di lesioni personali anche gravi arrecate a centinaia di feriti, di singoli episodi di furti e rapine commessi in vari locali notturni d'Italia ma non del reato associativo per il quale sono stati assolti.
Quella notte, la banda era al completo: Ugo Di Puorto, Andrea Cavallari, Moez Akari, Raffaele Mormone, Souhaib Haddada e Badr Amouiyah. Sfera Ebbasta è in ritardo e intorno all’1 di notte scattò il piano.
Secondo la ricostruzione emersa dal processo Di Puorto, che per gli inquirenti sarebbe il capo della banda, spruzzò nell’aria una sostanza urticante al peperoncino: sulla bomboletta, ritrovata sul pavimento del locale qualche ora dopo, è stata rintracciata una sua impronta. Nel locale, stracolmo ben oltre il consentito, i ragazzi iniziarono a respirare a fatica e cercarono di uscire velocemente all’aperto: in tanti, in troppi, si diressero verso la stessa uscita di sicurezza, la numero 3, che diventò una trappola mortale. In quella calca persero la vita in sei: Asia Nasoni, 14 anni di Marotta, Emma Fabini, 14 anni, e Daniele Pongetti, 16 anni, entrambi di Senigallia, Benedetta Vitali, 15 anni di Fano, Mattia Orlandi, 15 anni di Frontone, e Eleonora Girolimini, 39 anni di Senigallia, che con il suo corpo ha protetto Gemma, la figlia 11enne che aveva accompagnato a quella serata. I ferit ifurono quasi 200.
Sulla strage, la procura di Ancona ha aperto due inchieste e la prima è quella che si è risolta con la sentenza di primo grado, il 30 luglio, davanti al gup Paola Moscaroli.
Il secondo filone è quello relativo alle carenze strutturali del ’Lanterna Azzurra Clubbing’ (che per le carte in mano agli inquirenti doveva essere un magazzino agricolo) e al rispetto delle norme di sicurezza, per il quale la procura di Ancona ha indagato a piede libero 17 persone, ottenendo anche una proroga delle indagini. Sotto accusa sono finiti i proprietari dell’immobile, i gestori della discoteca attraverso la società Magic, un dj e un addetto alla sicurezza, al lavoro nel locale la notte della strage, la commissione comunale di vigilanza di Corinaldo presieduta dal sindaco Matteo Principi, due ingegneri: i reati ipotizzati vanno da cooperazione in omicidio colposo plurimo e lesioni anche gravi a carico di 197 persone (tutte quelle rimaste ferite in discoteca) a disastro colposo aggravato; per i membri della commissione e il sindaco c’è anche l’ipotesi di falso ideologico in atto pubblico. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
