Gazzetta di Modena

Modena

Bibbiano, i difensori: «È tutto da rifare»

Tiziano Soresina

In aula contestata l’inchiesta, gli avvocati degli accusati attaccano: «Nullità per incompletezza dell’intero fascicolo»

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Pressione mediatica, manifestanti numerosi ma non chiassosi – in bella vista, comunque, cartelli e striscioni fuori dal tribunale di Reggio Emilia – nemmeno l’ombra dei ventiquattro imputati, aula-bunker blindata con l’ingresso presidiato da carabinieri e vigilantes della Coopservice, il continuo via vai di avvocati che in alcuni casi accompagnano i genitori che chiedono di costituirsi parte civile. Una mattina tutto sommato “elettrica” per l’approdo all’udienza preliminare dell’inchiesta “Angeli e Demoni”. Indagine-shock su cui si sono abbattuti toni aspri e sopra le righe, fra cui quelli della politica che ha fatto spesso la voce grossa, arrivando persino a dividersi le piazze a Bibbiano (luogo simbolo dell’inchiesta).

Non c’è rabbia, ma solo voglia di spiegare, di portare la propria testimonianza su gli affidi, un nervo scoperto in Italia. Esponenti di associazioni per la tutela dell’infanzia, genitori separati, alcune persone che dicono con dovizia di particolari di essere vittima del sistema-affidi.

Non c’è tensione, le autorizzazioni sono giunte regolarmente in questura (« Preavvisi da Como e da Udine»), i poliziotti in borghese vigilano ma senza intervenire.

Dentro e fuori dal palazzo di giustizia gran fermento giornalistico, dalle reti televisive nazionali (Rai3 e Mediaset) alle testate più disparate per raccontare un procedimento sugli affidi divenuto un caso nazionale.

Taccuini e telecamere raccolgono gli umori di una giornata-simbolo, in attesa che l’udienza preliminare si chiuda e arrivino le prime decisioni. La camera di consiglio sbarra la porta non solo ai reporter ma anche al pubblico. I controlli severissimi: metal detector, temperatura, mascherina d’ordinanza . All’improvviso arrivano in massa i sostituti procuratori della Procura; usciranno dall’udienza preliminare diversi minuti dopo.

Si scoprirà solo dopo che non è una “calata” casuale dei Pm, ma un segno tangibile di sostegno alla collega Valentina Salvi – titolare del delicatissimo nonché molto impegnativo fascicolo ed ovviamente rappresentante dell’accusa – in un momento caldo dell’udienza preliminare, cioè quando gli avvocati Oliviero Mazza e Rossella Ognibene (che difendono un imputato-chiave come Federica Anghinolfi, ex dirigente dei servizi sociali dell’Unione Val d’Enza) aggrediscono gli ultimi atti dell’indagine (chiusura-inchiesta e richiesta di rinvio a giudizio) valutandone la nullità per l’incompletezza del fascicolo. È stato davvero leso il diritto alla difesa, come sostengono i due avvocati (a cui si associano altri tre colleghi)? Il gup De Luca deciderà sul punto il 17 dicembre, non prima di aver sentito la replica del pm Salvi che per il momento ha solo ascoltato, sostenuta però in aula dalla significativa presenza degli altri sostituti procuratori che ne condividono le scelte inquisitorie. Frizioni legali che giungono a scoppio ritardato, quando cioè si riaprono – verso mezzogiorno – le porte d’udienza e ricomincia il circo mediatico. È l’ora delle interviste, dei primi bilanci con gli avvocati. E fuori dal tribunale c’è ancora chi distribuisce fogli, mostra magliette, cerca ascolto. Bambini dai mille problemi, famiglie scoppiate, affidamenti discussi: dopo l’inchiesta, ci scaverà un processo, per capire dove sta la verità. —

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