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«Siamo diventati imprenditori di noi stessi E dopo anni abbiamo ripreso casa nostra»

Enrico Ballotti
«Siamo diventati imprenditori di noi stessi E dopo anni abbiamo ripreso casa nostra»

«Vittime del default della cooperativa, abbiamo riacquistato gli appartamenti al grezzo e fatto ripartire il cantiere»

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Enrico Ballotti / PAVULLO

Questa è una storia che finisce bene e in questo periodo ce n’è tanto bisogno. Una storia che però ha vissuto momenti duri e anche tristi. Una storia nella quale si parla di “resistenza”, si parla di tre famiglie che non hanno mollato. Perché? Perché a tutti i costi hanno voluto la loro casa. E la loro casa l’avranno, basterà aspettare ancora un po’. Almeno fino alla prossima primavera. Siamo a Pavullo e a raccontare sono Emanuele Contri con la moglie Chiara, Daniele Ferraguti e il figlio Simone, ma soprattutto la signora Nicoletta che, assieme al figlio Marco, può così ricordare anche l’impegno del marito Francesco Scigliano, scomparso proprio durante la già citata “resistenza”.

Per capire meglio quanto accaduto bisogna tornare all’autunno 2017. Le tre famiglie hanno comprato tre appartamenti di una palazzina in via Bruna Tondi. Lo stesso hanno fatto anche altri. Gli appartamenti acquistati e pronti ad essere consegnati a fine lavori sono in tutto cinque su sei. C’è voglia di inaugurare la casa nuova, ma le operazioni si bloccano. «Abbiamo chiesto subito informazioni e in un momento ci siamo ritrovati con le case al grezzo, la Coop Modena Casa, a cui avevamo dato i nostri soldi, irreperibile e una fideiussione scoperta». Proprio questo aspetto è quello che, ancora oggi, fa arrabbiare: «Al momento della riscossione ci hanno detto che non era mai stata erogata. Avevamo speso centinaia di migliaia di euro per nulla. Nel frattempo due degli acquirenti avevano mollato. Discorso diverso per noi che siamo rimasti in campo».

Le tre famiglie a quel punto si sono reinventate. Da meccanici o progettisti i vari componenti si sono trasformati in imprenditori, imprenditori edili per loro stessi. «Fondamentale è stato l’aiuto dell’impresa che già era esecutrice dei lavori, la Bsb di Luciano Baschieri, e di Maurizio Vignudini dell’agenzia d’affari che ci aveva venduto casa. Proprio grazie al “mago” Vignudini, gratuitamente a nostra disposizione, siamo qui a raccontare questa storia».

Cosa succede: «Dopo mille peripezie siamo riusciti a vendere i tre appartamenti ancora vuoti. Lo abbiamo fatto non senza fatica visto che le tempistiche dilatate portavano gli acquirenti a ritirarsi di continuo. Quindi siamo andati a trattare con la banca e abbiamo ottenuto sconti da ditte e tecnici che in precedenza avevano operato con Coop Modena Casa. Un iter durato anni che ci ha poi permesso di acquistare il nostro cantiere. Ci siamo staccati dalla cooperativa ormai commissariata e siamo diventati i proprietari del grezzo. Imprenditori edili. La parola fine è arrivata il 4 agosto con il rogito davanti al notaio Boraldi. Poche settimane prima, però, ci aveva purtroppo lasciato Francesco che non è riuscito a vedere compiuta la nostra, la sua, impresa. Quella che in quasi tre anni ci ha permesso di riprenderci casa anche grazie ai nuovi acquirenti che ci hanno dato fiducia».

Nel mezzo tanti sacrifici: «Più volte abbiamo pensato di mollare. I su e giù da Modena e Pavullo, i tentativi di incontri andati a vuoto, il lavoro degli avvocati, quei soldi spariti. Le battaglie assieme a Vignudini. Non ci vorrebbe un articolo, ma l’intera Gazzetta per spiegare tutto con precisione. Insomma, non è stato semplice. Alla fine, dopo quasi tre anni, abbiamo festeggiato tutti insieme. E qui in montagna sappiamo farlo bene…». —

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