Metalmeccanici, sciopero il 5 «Strane pressioni sui lavoratori»
Cgil, Cisl, Uil hanno presentato ieri a Modena la protesta nazionale per il contratto denunciando i comportamenti di alcune aziende
senza cortei
Giovanni Medici
Giovedì 5 novembre circa 35mila lavoratori metalmeccanici modenesi sono chiamati da Cgil, Cisl e Uil a scioperare per 4 ore, per protestare contro il mancato rinnovo del contratto firmato nel 2016 da parte di Federmeccanica: il primo sciopero dopo 4 anni, che non prevede però in era Covid-19 cortei o comizi.
«In questi mesi di pandemia - spiegano i sindacati - i lavoratori sono stati molto responsabili; ora vorremmo che la controparte iniziasse a discutere della nostra piattaforma ma finora nessuna risposta nel merito è arrivata, dopo ben 13 incontri».
«Sappiamo che convocare uno sciopero in questo momento delicato è complicato – spiega Giorgio Uriti, segretario della Fim Cisl Emilia centrale – Noi abbiamo fatto la nostra parte ma le associazioni imprenditoriali non hanno mosso un dito per venirci incontro e non soltanto sull’aumento del salario».
«Le imprese pensano solo ai costi e nemmeno sulla formazione, che per noi è un diritto sostanziale, ci è arrivata risposta - continua Stefania Ferrari, segretaria della Fiom Cgil modenese - Ricordiamoci che le fabbriche le hanno fatte andare avanti gli operai». In questi mesi di Covid-19 in tante aziende i delegati sindacali si sono impegnati a definire protocolli sulla salute e la sicurezza sempre più precisi, mentre da parte di molte imprese, soprattutto le più piccole e le meno strutturate, si sono verificati comportamenti al limite: «Non solo il mancato anticipo della cassa integrazione ai lavoratori anche da parte di realtà con bilanci a posto - dice Uriti - Tanti non hanno rinnovato i contratti a tempo determinato e dei lavoratori somministrati. Ci sono poi giunte segnalazioni di aziende che hanno messo i dipendenti in smart working in cassa integrazione chiedendo poi di fare l’orario pieno. E altre che, ad un dipendente che era in attesa dell’esito del tampone e a casa, hanno detto di prendere le ferie».
E i controlli dell’Ispettorato del lavoro e degli organi preposti? «Sono pochi e non tempestivi». Comportamenti che per gli stessi sindacati si inseriscono in un momento nel quale le aziende metalmeccaniche aderenti a Confindustria manifestano approcci diversi. La dialettica tra i ‘falchi’ del presidente Bonomi e le ‘colombe’ sembra ben presente anche a Modena. «Siamo in possesso di comunicazioni di imprese - dice Uriti - che chiedono ai loro referenti nell’associazione di usare toni meno intransigenti». «Le assemblee che facevamo nei luoghi di lavoro oggi abbiamo dovuto spezzettarle. Alla Bosch Rexroth di Nonantola ne abbiamo fatte ben 10, con 40 persone al massimo: cominciavamo alle 7 e finivamo alle 23. Alla Caprari di Modena - conclude Alberto Zanetti della Uilm Uil - ne abbiamo tenute 5». —
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