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La controversa gara di gestione 

Biblioteche: Consiglio di Stato dà ragione a Macchine Celibi

C.G.+
Biblioteche: Consiglio di Stato dà ragione a Macchine Celibi

I giudici di Roma annullano il provvedimento del Comune che escludeva la cooperativa per pregiudizi ai dipendenti ma non ci sarà risarcimento

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Gestione delle biblioteche: dopo la vittoria del Comune proclamata dal Tar ora è Macchine Celibi a segnare il suo punto in secondo grado con la sentenza del Consiglio di Stato. Che dà ragione alle sue lamentele contro l’esclusione dalla gara per i servizi delle biblioteche e del polo Sbn avvenuta nel gennaio 2019: pur avendo i requisiti per arrivare prima, è stata esclusa a vantaggio di Open Group in base alle riserve del Comune. L’annullamento del provvedimento però, specificano i giudici di secondo grado, non prevede una automatico affidamento dei servizi a Macchine Celibi, quanto una rivalutazione dell’anomalia dell’offerta della stazione appaltante, il Comune, che non deve alcun risarcimento. La prima sentenza dei giudici amministrativi indicava che la decisione di escludere la cooperativa era corretta dato che l’offerta era ritenuta anomala rispetto alle prescrizioni determinando «un notevole pregiudizio ai diritti dei lavoratori», e fondata su previsioni di costo eccessivamente ridotte. Ora il Consiglio di Stato ribalta la valutazione in base al nodo del riconoscimento dell’anzianità maturata dal personale, uno degli elementi della discordia. Secondo il Consiglio di Stato «il diverso inquadramento attribuito ai lavoratori assorbiti non può valere di per sé quale ragione d’anomalia sul costo della manodopera e relativa imposizione Irap, proprio perché, non potendosi rinvenire un obbligo generalizzato di mantenimento degli scatti d’anzianità già posseduti dal personale, neppure può ravvisarsi un profilo d’inadeguatezza dell’offerta in relazione al costo del personale contestando la mancata copertura di tutti i suddetti scatti e del corrispondente prelievo Irap». L’altro aspetto riguardava i costi eccessivamente bassi di gestione che avrebbero portato alla violazione della clausola sociale (addossando di fatto sui lavoratori il peso del ribasso offerto visto che pur impegnandosi a riassorbire i dipendenti non veniva garantita loro la stessa anzianità di servizio) agli oneri di sicurezza, fino ai costi per le attrezzature. Tutte preoccupazioni ipotetiche che per il Consiglio di Stato sono infondate. —

C.G.+

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