«L’abbiamo sentita urlare Era rinchiusa in un bagno»
Braccati in scooter Fallisce la prima violenza dietro alle piante poi il trasporto in motorino in una casa fatiscente
Prima il cortile della casa diroccata sulla stretta strada che collega Canolo a San Giovanni di Novellara, poi l’appartamento al secondo piano di un’altra abitazione al civico 44 di Canolo. Sono i due luoghi dove si è consumata l’aggressione ai danni di un uomo di 43 anni e dell’amica di 37.
«Poco dopo la mezzanotte una telefonata al 112 ci ha avvisato della brutale aggressione a due persone da parte di quattro uomini su due scooter – ha spiegato il capitano Walter Crescentini, comandante del Norm di Reggio Emilia – L’auto dei due si è infilata nel cortile della casa in via Frassinara forse costretta dagli scooter che la tallonavano. Qui l’uomo e la donna sono stati costretti a scendere, presi a calci e pugni e feriti con i coltelli a volto e gambe. Poi lui è stato abbandonato a terra e lei trascinata dietro alle piante. Volevano violentarla, ma qualcosa li ha fatti desistere: l’hanno costretta a salire su uno scooter e l’hanno portata nella casa di Canolo».
A terra nel cortile di via Frassinara, i vetri infranti del parabrezza dell’auto, colpiti a martellate, e le tracce di sangue delle vittime, testimoniano con la violenza dei due Fadli (Mustapha e Rafik), Abdeljabar Lahouidag e Mohamed Benabbou.
Le fasi dell’aggressione i carabinieri le hanno ricostruite minutamente, anche grazie alla testimonianza dell’uomo, il primo a venire soccorso. «Da quel momento ci siamo concentrati sull’obiettivo di trovare quanto prima la ragazza e i sequestratori – ha proseguito Crescentini con il maresciallo Giuseppe Martines della stazione di Correggio – I nostri uomini hanno battuto la zona e proprio la conoscenza del territorio ci ha consentito di individuare il covo e la 37enne. Era passata da poco l’1. L’hanno sentita urlare fin dalla strada e hanno fatto irruzione. I quattro uomini e la donna trovata con loro non hanno opposto resistenza: erano visibilmente ubriachi e forse anche drogati». La loro vittima era chiusa nel bagno. A costringerla lì ci pensava proprio la 25enne Hassouni, poi arrestata con gli altri e ora in carcere nella sezione femminile di Modena, che, se anche non ha contribuito attivamente alle violenze, di certo ha avuto un ruolo decisivo per tenere la donna in ostaggio. —
M.F.
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