Modena, un centro di test al Policlinico: «Il vaccino Covid è sicuro Ora abbiamo bisogno di trecento volontari»
Le linee del Policlinico prese d’assalto da cittadini che vogliono partecipare Prof. Mussini: «Sarà un lavoro durissimo: si parte dal primo di dicembre»
MODENA Chiunque potrà farlo a tre condizioni: aver compiuto 18 anni, non soffrire di patologie che lo rendano instabile e non aver già contratto il virus. Sono le caratteristiche necessarie per entrare a far parte dei 300 volontari che dal primo di dicembre saranno sottoposti al vaccino per il Covid a Modena. Il Policlinico, infatti, è stato scelto dalla società Astrazeneca per quello che ormai è universalmente noto come il vaccino di Oxford, che è entrato nella Fase 3 della sua sperimentazione, quella volta a testarne l’efficacia. La sua tollerabilità è stata già avvalorata durante la Fase 2. Cosa deve fare chi vuole partecipare? Prima regola, non recarsi di persona al Policlinico: «L’ultima cosa che vogliamo – dice sorridendo la professoressa Cristina Mussini – è creare assembramenti per il vaccino per il Covid: sarebbe come vivere in un film di fantascienza…».
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Primaria di Malattie infettive, Mussini sarà la grande regista della sperimentazione: «Stiamo allestendo un numero verde da chiamare per chi vorrà informazioni e iscriversi, poi tramite un’agenda elettronica gestiremo le prenotazioni». Una nota decisiva, dato che già ieri il centralino del Policlinico è stato preso d’assalto. Sarà un lavoro impegnativo per i professionisti di un reparto che da oltre un mese lavora a ritmi forzati per curare i malati di Covid. Mussini conta di partire il primo dicembre con gli appuntamenti e di concludere entro Natale.
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«Voglio ricordare – spiega – che stiamo parlando di persone e non pazienti. Sono persone sane quelle che si vaccinano. Accetteremo soggetti di qualunque età e con qualunque patologia, purché in stato di stabilità: quindi anche un diabetico compensato o chi ha avuto una diagnosi oncologica ma è stabile da diversi anni». Grazie all’Azienda ospedaliero universitaria di Modena è stato individuato uno spazio ad hoc nel poliambulatorio in modo da creare percorsi separati tra chi si viene a vaccinare e i pazienti Covid.
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La sperimentazione funzionerà tramite un sorteggio: «Sui 300 volontari soltanto a 200 verrà iniettato il vaccino, agli altri 100 un placebo. Nessuno saprà chi ha ricevuto il vaccino e chi no, nemmeno noi. È un doppio cieco. Poi, quando verrà “aperto il cieco” in futuro, anche i 100 che hanno ricevuto il placebo potranno vaccinarsi gratuitamente. Diciamo che oltre allo spirito civico, chi vuole diventare volontario avrà un ritorno personale perché sarà vaccinato. Soldi? No, in Italia è vietato pagare i volontari nelle sperimentazioni». Dal punto di vista della sicurezza la professoressa Mussini non ha dubbi: «La Fase 2, quella che va a testare la tollerabilità del prodotto, ha dato risultati confortanti.
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Gli effetti collaterali che sono stati riscontrati sono del tutto simili a quelli provocati dal vaccino per l’influenza: e quindi febbre, brividi e mal di testa, diciamo una sindrome simil influenzale. Tra le migliaia di persone che hanno partecipato alla Fase 2 soltanto una ha presentato problemi di tipo neurologico transitori. Ma è bene ricordare che il vaccino va somministrato sempre e soltanto in ambiente medico. Detto questo, vista la situazione attuale, io me lo farei. A maggior ragione chi non è più giovane. Da metà settembre nel reparto di Malattie infettive abbiamo trattato più di 200 pazienti Covid…».
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E in effetti la corsa a diventare volontario è già partita: i centralini del Policlinico sono andati in tilt quando la notizia è diventata di dominio pubblico. Ma soltanto i primi 300 idonei che passeranno dal numero verde potranno essere ammessi.
«Mi auguro che tante persone rispondano presente. È un impegno gravoso per noi, reclutare 300 persone in un mese è inumano specie quando si è in emergenza come ora. Se ce la faremo per me sarà un successo».
Poi si partirà con la sperimentazione vera e propria: i soggetti saranno seguiti per 2 anni, con analisi a 6, 12 e 24 mesi. Lo scopo è ovviamente capire quale risposta immunitaria verrà generata dal vaccino e soprattutto per quanto tempo durerà: «Ci sono già alcuni dati sulla immunogenicità nei soggetti che hanno più di 80 anni e sono buoni. E quando si parla di vaccini la risposta negli anziani è sempre quella più difficile da ottenere». E proprio gli anziani sono coloro che più di tutti faticano a combattere il Covid: il vaccino di Oxford potrebbe essere la speranza. —
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