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Bonaccini vince il braccio di ferro: Emilia Romagna in “zona gialla”

Luca Gardinale
Bonaccini vince il braccio di ferro: Emilia Romagna in “zona gialla”

La Regione è stata inserita nella fascia meno problematica: restrizioni limitate alle norme nazionali

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MODENA Alla fine il cambio di colore c’è stato, ma non per un declassamento della Regione, che resta - almeno per ora - nella fascia meno problematica. Che però non è più verde, come previsto inizialmente nella bozza del decreto, ma gialla, per far capire a tutti che lo stato d’allerta resta anche da noi. Si è chiusa solo ieri sera, dopo due giorni che ci hanno visti rimbalzare tra una zona e l’altra, la querelle relativa alla fascia di rischio nella quale collocare l’Emilia Romagna per quanto riguarda il nuovo decreto anti-covid. Una questione non da poco, perché ricadere nella fascia intermedia, quella arancione, avrebbe comportato la chiusura di bar e ristoranti per tutto il giorno, senza dunque la possibilità di lavorare fino alle 18.

Alla fine, come confermato ieri sera durante la diretta del premier Conte, i colori legati alle fasce di rischio sono effettivamente tre - il rosso, l’arancione e il giallo, che ha preso il posto del verde, considerato troppo tranquillizzante come segnale ai cittadini - ma l’Emilia Romagna è stata collocata in quella “migliore”, ovvero quella gialla. Il che, dal punto di vista pratico, significa che da oggi nella nostra Regione saranno in vigore solo le misure restrittive adottate a livello nazionale, e non quelle ancora più dure previste per la fascia rossa e quella arancione. In sostanza, a partire da oggi in tutte le province dell’Emilia Romagna sarà in vigore il coprifuoco dalle 22 - da quell’ora si potrà circolare solo per comprovate esigenze lavorative e di salute - mentre è prevista la didattica a distanza per le scuole superiori, e i centri commerciali resteranno chiusi nel fine settimana. E soprattutto, bar e locali potranno continuare a rimanere aperti fino alle 18 - da quell’ora in poi è possibile solo il servizio di asporto - mentre se l’Emilia Romagna fosse finita in zona arancione sarebbe partita la chiusura per tutto il giorno.

Un braccio di ferro che ha visto il governatore Stefano Bonaccini battersi con decisione: il presidente, in questi giorni in isolamento nella sua casa di Campogalliano dopo essere risultato positivo al Covid (ma asintomatico), è rimasto in contatto con il governo per tutta la notte tra martedì e mercoledì, battendosi per non vedere scivolare la Regione nella fascia intermedia.

Una decisione rimasta in ballo fino a ieri sera: se da una parte la percentuale di nuovi positivi sui tamponi effettuati è decisamente inferiore a quella nazionale - quella di ieri registrata in Emilia Romagna era del 9,5% - dall’altra a preoccupare il governo c’è l’indice Rt, che per la nostra Regione è a 1,6, oltre il livello di guardia stabilito dall’Istituto superiore di sanità.

Elementi che hanno tenuto l’Emilia Romagna in ballo fino a ieri sera, dunque, tra le polemiche politiche di chi, come il parlamentare di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignammi, ha fatto notare che «ci hanno messo cinque giorni a fare un Dpcm in cui dividono l’Italia in fasce multicolore e poi non dicono di che colore è questa o quella Regione». Alla fine è arrivata la sospirata zona gialla, anche se l’attenzione resta massima. —


 

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