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L’immunologo Andrea Cossarizza «Scelta Modena perché centro all’avanguardia Lavoreremo 24 ore su 24»

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L’immunologo Andrea Cossarizza  «Scelta Modena perché centro all’avanguardia Lavoreremo 24 ore su 24»

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«Astrazeneca ci ha scelto perché qui si mangia bene…”. Scherza Andrea Cossarizza professore ordinario di Patologia generale e immunologia dell’Università di Modena. In realtà l’azienda ha scelto l’Azienda ospedaliero universitaria per la sua eccellenza: «Modena è stato uno dei centri in Europa più attivi dal punto di vista scientifico perché abbiamo pubblicato come gruppo sulle riviste internazionali già il 19 marzo e abbiamo dato le linee guide alla comunità internazionale su cosa bisognava studiare della risposta immunitaria. Siccome in quel momento la pandemia era solo in Italia, mi sembrava ovvio mettere a disposizione della comunità tutto quello che avevamo appreso sulla malattia».

Nella sperimentazione il ruolo del professor Cossarizza e del suo team sarà fondamentale: «Quella che abbiamo di fronte è una sfida che a Modena siamo perfettamente in grado di sostenere, anche se sarà dura, anche se lavoreremo h24, sette giorni su sette, a Natale e Capodanno. Noi siamo attrezzati per la raccolta e lo stoccaggio dei campioni di sangue dei volontari, ma anche per le analisi». Le procedure sono raccolte nelle 140 pagine del protocollo che Cossarizza sta studiando, ma in linea di massima una persona reclutata per la sperimentazione sarà sottoposta a un prelievo di sangue prima della somministrazione di vaccino (o placebo), poi a un secondo prelievo di sangue prima della seconda dose di vaccino (o placebo), e infine a prelievi periodici nel corso di due anni. Il sangue di ogni campione viene scisso in plasma e cellule, il primo conservato a -80 gradi e le seconde in bidoni con azoto liquido a -180 gradi. Parte lo studio complesso su ogni campione, senza sapere se il soggetto ha ricevuto il vaccino o il placebo: nel plasma i ricercatori andranno a caccia di anticorpi, nelle cellule invece si testeranno le molecole derivate del coronavirus, per vedere come si comportano i linfociti, per capire insomma se c’è risposta immunitaria e quanto dura nel tempo.

E a proposito di tempistiche Cossarizza ammette: «Sì, è una corsa contro il tempo. Ma siamo dentro a una pandemia». E quindi i ricercatori sono pronti a correre più del virus che combattono. —

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