«Castagne, stagione positiva Sia un traino per l’economia»
Stefano Fogacci del Consorzio fa il punto: «Lavoriamo per valorizzare il prodotto Questo settore può essere chiave per rilanciare l’intero “sistema-agricoltura”»
ZOCCA
«Come negli ultimi anni non c’è un’omogeneità di produzione su tutto il territorio dell’Appennino Modenese ma, per quanto riguarda il nostro territorio zocchese, questa si può definire una buona annata per via di una raccolta propizia e molto ricca». Sono le parole Stefano Fogaccci. Buone notizie, dunque, per quanto riguarda la raccolta delle castagne. Buone notizie che riguardano da vicino il Consorzio Agro- Silvo- Castanicolo dell’Appennino Modenese che è nato nello scorso mese di luglio e che ha la sua sede a Zocca, paese celebre le castagne e i marroni.
Attualmente sono venti i soci fondatori, ma il Consorzio, di cui Fogacci è il vicepresidente, ha collaboratori su tutto il territorio della provincia modenese e punta a farsi conoscere maggiormente una volta terminato il periodo di raccolta, siamo da un po’ entrati nel vivo, attraverso una campagna di promozione della loro attività.
«Lo scopo del Consorzio - continua Fogacci - è innanzitutto quello di garantire una formazione nell’ambito del mantenimento di un castagneto, della coltivazione di castagni e della raccolta finale del prodotto».
L’obiettivo, come continua il vicepresidente, è quello di fornire strumenti di recupero dei castagneti ai castanicoltori più esperti e alle nuove giovani leve di questo settore.
Dopo tanti anni di abbandono dei castagneti e di svalutazione di questa attività le abilità di cura delle coltivazioni di castagne e marroni sono nettamente diminuite e il Consorzio si impegna a porre le basi per evitare il decadimento della produzione castanicola.
«Trent’anni fa - aggiunge Fogacci- fu decisiva la cosiddetta crisi del castagno causata dall’avvento di nuove malattie delle piante come il cancro corticale o il fungo delle castagne».
Il cancro della corteccia del Castagno, comparso per la prima volta nei castagneti d’America all’inizio del secolo scorso, colpisce soprattutto le zone del fusto e dei rami già fragili a causa di potature o innesti.
Pertanto questo evidenzia la necessità di curare in maniera consapevole i castagni e i castagneti interi a partire dalle tecniche di innesto che il Consorzio si impegna ad insegnare ai coltivatori meno esperti.
Un altro fattore svantaggioso riguarda i cambiamenti climatici degli ultimi tempi che hanno reso meno prevedibile la qualità e la quantità di prodotto da raccogliere.
Un’ulteriore intenzione del Consorzio è quella di instaurare una forte prospettiva economica di vendita della castagna e indirizzare al commercio ottimale del prodotto gli iscritti al Consorzio.
L’idea è di favorire un costo e uno scambio equo tra produttore e acquirente come l’attuale prezzo di vendita all’ingrosso del prodotto medio che si aggira attorno ai cinque euro al chilogrammo più il costo dell’Iva.
«La speranza- conclude il vicepresidente Stefano Fogacci- è di innescare un processo virtuoso per il rilancio dell’agricoltura. Il castagno secondo molti esperti potrebbe essere la chiave di lancio e di rialzo di questo tipo di economia».
La realizzazione di questo progetto confermerebbe il valore di un prodotto tanto fondamentale nello scorso secolo per i nativi delle zone dell’Appennino Modenese. —
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