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«Mirandola uscirà dall’Unione a ogni costo Una zavorra fatta di costi e poca coesione»

Gianluca Pedrazzi
«Mirandola uscirà dall’Unione a ogni costo Una zavorra fatta di costi e poca coesione»

L’onorevole Guglielmo Golinelli piccona l’Area Nord: «Ricorso al Consiglio di Stato contro la scelta del Tar» 

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l’intervista

mirandola

Nell’ultimo Consiglio dell’Unione sembrava il Far West. Tutti contro tutti. Anzi. Mirandola contro tutti. Anzi Mirandola, con al timone una maggioranza di centrodestra, che come un infallibile “cecchino” affondava le richieste di rafforzamento organico di servizi anche in Comuni “amici”. Come San Felice e Finale. Si direbbe “fuoco amico”. Nella realtà, da qualsiasi angolazione si osservi questo teatrino che va in scena da quando la giunta Greco ha deciso di portare Mirandola fuori dall’Unione, mai come in questo periodo la Bassa è in difficoltà. Nella gestione della quotidianità dei servizi ai cittadini, dei rapporti tra i Comuni, nello stesso dialogo nel centrodestra di Mirandola, San Felice e Finale. E in proiezione futura se l’Exit di chi sta all’ombra dei Pico andrà avanti. Non c’è dubbio che in tutto questo, chi tira le fila, fa capire gli umori di chi vuole lo strappo, ha un nome. L’onorevole leghista Guglielmo Golinelli, mirandolese doc, l’uomo del ribaltone storico.

Onorevole, il Tar ha sospeso la vostra Exit strategy. In mesi difficili, non crede che almeno nei tempi, lasciamo stare i modi, il divorzio sia sbagliato? Ripensarci no? Sedersi a un tavolo no?

«A volte occorre decidere. E passare dalle parole ai fatti. Il Tar ha sospeso la procedura? Faremo ricorso al Consiglio di Stato. Possiamo andare avanti per qualche mese, fino a febbraio. Poi vedremo. Ma è deciso. Così com’è l’Unione è solo uno sterile dibattito politico. Che non porta nulla di buono. In primavera avevamo chiesto, dando scadenze, di conferire servizi per dare forza all’integrazione nel comprensorio. Armonizzare i Servizi. Con ricadute a vantaggio dei cittadini. Non ci hanno ascoltato e non è stato fatto nulla».

Vi siete scontrati anche sulla nomina di un manager che portasse professionalità all’Unione…

«Era stato fatto un concorso dall’Ucman. Poi i candidati non sono stati ritenuti all’altezza. E noi abbiamo detto: ok, cerchiamo altri profili. Nulla. Tutto fermo».

Ma avrete soluzioni. Proposte? Così se si va in ordine sparso si perde peso politico sui tavoli che contano.

«Dovrebbe essere così. Però allora mi domando: perché su terremoto e Cispadana l’Unione ha fatto solo da comparsa. Su entrambi i temi parlavano singoli Comuni. Invece, se l’Unione è la casa dei nove, la voce che doveva parlare era ed è quella dell’Area Nord».

Verrebbe da dire che lei allora dà ragione proprio all’ex sindaco di Mirandola, Maino Benatti, che proponeva il super Comune o più fusioni tra enti locali vicini.

«Sì. Penso che l’Unione sia superata da tempo e sia ora di ragionare per fusioni tra Comuni. Se Bonaccini stesso dice che le Unioni sono il “minimo sindacale” vuol dire che si può e si deve andare oltre. Nel Bolognese, due Unioni sono in difficoltà. E poi perché nell’Area Nord Mirandola dovrebbe avere lo stesso peso politico e decisionale di un piccolo Comune come San Possidonio?».

Un caso emblematico in cui l’Area Nord ha dimostrato spreco?

«La gestione del Corpo di Polizia municipale. San Possidonio ha un capo presidio per tre vigili, più o meno lo stesso per altri paesi delle stesse dimensioni. Mirandola ha un capo di presidio per 25 agenti. Insomma, nove Comuni, nove “comandanti” chiamateli come volete per altrettanti presidi. È un trionfo di cariche. E costi. Per noi l’Unione è: servizi concentrati, omogenei. In questo caso un solo comandante, con un vice che coordina tutta l’Area Nord. Così com’è l’Ucman è una zavorra per Mirandola e non solo: ricordo che il presidente dell’Area Nord è di Cavezzo e Cavezzo non ha conferito i suoi agenti nell’Unione».

Che vuole dire?

«Che ci era stato chiesto di aspettare nell’uscire, ma che il malumore, oggettivamente, c’è anche in altri Comuni».

Intanto, avete bocciato servizi e assunzioni in Comuni dove la giunta parla la vostra stessa lingua. Fuoco amico, che non è certo piaciuto. E a pagare sono i cittadini privati di servizi importanti.

«Non è la prima volta che accade. Solo che ora si strumentalizza tutto contro di noi».

Sedersi e tornare a costruire, anziché litigare?

«Siamo disponibili ma Mirandola vuole comunque uscire da questa Unione. Ci sono servizi che si possono gestire ancora con le convenzioni. Dove tutto è chiaro. Così com’è l’Ucman non ha futuro». —



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