Vendita area Ponte Alto, il senatore Corti porta il caso in Parlamento
«L'area della Festa dell'Unità di Ponte Alto di Modena va all'asta per 2,8 milioni. Una storia triste e mai analizzata a dovere a Modena», inizia così una nota del senatore della Lega Stefano Corti sulla vendita di quel terreno di 10mila metri quadri dove da anni si tiene la festa dell’Unità.
«Il terreno è infatti profondamente inquinato - prosegue il senatore del Carroccio - e le costose operazioni di bonifica ne hanno impedito fino ad oggi l'edificazione. L'area sulla quale un tempo sorgeva la Fornace Vigarani era infatti in mano alla Immobiliare Ponte Alto Spa dal 2007 quando l'aveva comperata dalla Masterall, una società di imprenditori sassolesi che l'aveva acquistata nel 2001, dopo il cambio di destinazione d'uso, per la cifra record di 9 milioni di euro dalla società Sim del Pci-Pds-Ds».
Il problema sono le operazioni di bonifica secondo Corti: «Troppo onerose queste operazioni di bonifica imposte da Arpae e quindi si è arrivato al pignoramento dopo un'azione legale dei creditori - aggiunge ancora il senatore - Una vicenda intricata che tocca uno dei centri di potere più importanti a Modena, rappresentato proprio il partito che da sempre sorregge il governo della città».
«Per far luce sulla intera vicenda presenterò una interrogazione parlamentare al fine di conoscere i reali costi di bonifica dell'area, le modalità con le quali si giunse al cambio di destinazione d'uso del terreno - conclude Corti - e le responsabilità del Partito in questi anni nel congelare il problema continuando a svolgere su quel terreno inquinato la propria festa».
L’area sarà oggetto di gara per l’aggiudicazione il 12 novembre. Alle 13.30 presso la Camera di Commercio in via Virgilio si chiuderanno le offerte.
La gara doveva tenersi in marzo ma il giudice Michele Ciffarelli l’ha rinviata causa lockdown al 12 novembre. Con un prezzo di vendita stimato in 3 milioni e 767mila euro (la gara è senza incanto), il prezzo base è stato fissato a 2 milioni e 825mila euro con rilanci da 50mila euro minimi più le imposte e le spese d’asta. Si tratta di una somma apparentemente in linea con il prezzo pagato quasi trent’anni fa dalla società dell’allora Pci-Pds, corrispondente a 3,7 milioni attuali (7 miliardi di lire).
A completare il quadro sono però le pesanti spese per la bonifica, quelle per il ripristino dalle irregolarità edilizie e per altre voci: circa 3 milioni di euro.. —
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