«Sentenze morali di un vero circo mediatico-giudiziario»
Un caso mediatico-giudiziario che, come Aemilia e Bibbiano deve far riflettere: come è possibile che le accuse iniziali che paiono schiaccianti così come presentate all’opinione pubblica e poi si concludono con una prima condanna e una assoluzione in appello? Lo chiedono gli avvocati delle Camere Penali Perroux di Modena attraverso una nota molto dura sulla vicenda Cardiologia.
«Il circo mediatico-giudiziario, in piena autonomia, fabbrica ormai quotidianamente sentenze morali, anche a discapito dell’interpretazione e dell’applicazione della legge e costituisce una spina nel fianco della giustizia sempre più difficile da estirpare - si legge nel loro documento diffuso ieri - al punto che gli originari protagonisti principali divengono, a volte, essi stessi vittime di questa spirale. Gli inquirenti danno le notizie in pasto alla stampa, i media arringano le folle, i giudici si trovano sotto assedio e spesso vengono essi stessi giudicati, prima ancora che influenzati dall’opinione pubblica».
«Sarebbe utile svolgere un’analisi statistica che riveli quanti processi penali geneticamente “mediatici” si concludono in primo grado con una sentenza di condanna per poi essere rivisitati nei successivi gradi di giudizio. Processi come “Aemilia” e “Bibbiano”, insomma: quei processi che di recente assumono acronimi e denominazioni di stampo giustizialista sempre più ispirate, proprio come nel caso di “Camici Sporchi”. La Corte d’Appello di Bologna ha infatti cancellato, con un colpo di spugna, una cinquantina di anni di prigione, sanzioni e risarcimenti milionari riformando, in modo a dir poco eclatante, la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Modena. Frattanto, i nomi e le fotografie di medici, scienziati, alcuni di chiara fama, imputati di associazione per delinquere, sono apparsi per otto lunghi anni sulle pagine dei giornali e sui media in ruoli assai diversi da quelli professionali. Tali immagini hanno bruciato la carriera a chi era giovane e l’hanno distrutta a chi se l’era costruita, per non parlare della vita affettiva, sociale e di relazione. Ed ora?»
Concludono amaramente i penalisti: « Purtroppo, il lungo tempo occorso per fare giustizia sarà d’ostacolo a qualsiasi rimedio e anche gli articoli di stampa più corretti nel ripristinare ruoli e figure di questi cittadini non potranno costituire una panacea efficace per i loro mali». —
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