Biometano conteso Tre ricorsi al Tar per rilanciare il piano
Investimento da 30 milioni a Concordia Bio Bimat contesta pure i rifiuti abbandonati
la vertenza
CONCORDIA
Tre ricorsi al Tar per mettere pressione e valutare se vi siano le condizioni per riaprire l’iter per il mega impianto di biogas. Bio Bimat, la società che vuole realizzare il progetto sull’ex Kermar, entra in un mese decisivo per il futuro del proprio investimento economico quantificato in circa 30 milioni di euro.
Ma occorre andare con ordine per analizzare la situazione nel dettaglio. Bio Bimat, il 20 maggio, notifica in Comune il ricorso per l’annullamento del verbale conclusivo della Conferenza dei Servizi del 23 gennaio 2020, con cui Arpae “ha denegato il pronunciamento di compatibilità ambientale ed il conseguente rilascio di Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale” richiesto dalla società per la realizzazione di un “impianto integrato anaerobico/aerobico di recupero rifiuti urbani e speciali non pericolosi per la produzione di biometano e ammendante composto misto/biostabilizzato”.
Al primo ricorso se ne aggiunge un altro, per motivi aggiuntivi, che va contro la delibera di Giunta regionale (redatta il 16 maggio), che di fatto recepisce il parere di Arpae e boccia il progetto. Bio Bimat, in questo caso, avanza richiesta di sospensiva.
Su questi primi passaggi si dovrebbe avere un’indicazione nell’udienza calendariata a fine mese presso il Tar di Bologna. Ma la società ora mette nel mirino quello che per molti è stato un baluardo dell’opposizione al progetto: il boschetto di 32mila metri quadrati che ha fatto da argine alle controdeduzioni dell’azienda. Per la Sovrintendenza si tratta di una zona vincolata ambientalmente e quindi non soggetta a modifiche in vista di un eventuale impianto industriale; per l’azienda invece si tratta di “una recente ricrescita arbustiva, inopinatamente qualificata come bosco”, scrissero in passato. Ecco, riguardo al bosco - che è di proprietà di Bio Bimat - si giocherà un’altra sfida: la società ha infatti imposto al Comune di bonificare l’area dai rifiuti abbandonati, essendo il municipio il responsabile ultimo della pulizia di zone private sulle quali non si può individuare chi ha effettivamente inquinato. Comune che a sua volta non si riconosce come responsabile e infatti, attraverso una decisione della Giunta-Prandini, ha scelto di chiedere ancora il supporto degli avvocati Federico Gualandi e Francesca Minotti per opporsi al ricorso al Tar. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google