Cent’anni fa l’elezione del sindaco Teglio cacciato dal Fascismo
A cent’anni anni dalla sua elezione, a Ferruccio Teglio, sindaco di Modena dal 13 novembre 1920 al 10 aprile 1921, costretto alle dimissioni dalla violenza fascista, viene dedicato un ricordo in Consiglio comunale nella seduta di oggi, con un intervento dell’ex sindaco Giorgio Pighi e la presenza dei famigliari.
La nomina di Teglio, un sindaco socialista, aprì un profondo mutamento politico e amministrativo nella vita della città. Ma il Consiglio, che lo elesse il 13 novembre 1920, tenne l’ultima seduta dopo appena due mesi, il 20 gennaio 1921. Dopo non fu più possibile convocarlo per motivi di ordine pubblico, anche in seguito ad aggressioni e intimidazioni fasciste, pressoché quotidiane, a sindaco e amministratori. La caduta delle istituzioni democratiche modenesi avvenne nell'aprile 1921, precedendo non di molto il crollo democratico del paese (la marcia su Roma fu nell'ottobre 1922). Il fascismo stava imponendosi dappertutto con la violenza fisica e la sopraffazione dilagante nell'intero tessuto sociale.
Teglio nacque a Modena l'8 marzo 1883, figlio di Bonaiuto e di Speranza Levi. Si diplomò ragioniere e, diciassettenne, si iscrisse al Partito Socialista Italiano. La carica riformatrice del suo programma era affidata anche alla qualità degli assessori, su tutti Pio Donati, delegato all’Istruzione, che era anche parlamentare e grande amico di Ferruccio, così come lo era Gregorio Agnini, storico parlamentare socialista nato a Finale Emilia.
Decaduto da sindaco, Teglio affrontò tutte le ritorsioni e i pericoli legati a ogni professione di antifascismo. Perse il suo lavoro in banca, affrontò l'esilio prima in Francia (1938) e poi in Svizzera (1940, per sfuggire alla persecuzione dopo l'entrata in vigore delle leggi razziali: Teglio, infatti, era ateo, ma di famiglia ebrea. Liberato, ritornò a Modena dove, dopo la Resistenza e la Liberazione, partecipò di nuovo alla vita politica e sociale cittadina, dirigendo nel 1945 il giornale “Il Domani” e ricoprendo incarichi in Enti pubblici e Istituti cittadini, sempre rigorosamente onorifici o senza compenso. Declinò una candidatura al Parlamento che gli era stata proposta, auspicando nuovi spazi per i giovani e il rinnovamento della politica.
Morì il 18 luglio 1956, modesto ospite di una casa di riposo cittadina. Scelse di non avere funerali pubblici e chiese che la notizia venisse data a esequie avvenute.
Modena ha intitolato a Teglio una via di fronte a quella dedicata all’amico Pio Donati e nel novembre del 2005 il consiglio comunale Lo aveva ricordato definendolo esempio di rettitudine e rigore e sottolineandone la politica scolastica.
All’ingresso di Palazzo Comunale dal novembre 1990 lo ricorda una lapide in marmo con queste parole: “In memoria di Ferruccio Teglio, nel settantesimo della sua elezione a sindaco di Modena. Amministratore pubblico galantuomo, impegnato nella difesa delle Istituzioni democratiche e nella promozione della giustizia sociale. Sindaco della giunta che vide per la prima volta al governo della città le forze popolari, fu costretto alle dimissioni dalla violenza armata dello squadrismo fascista. Doppiamente perseguitato come socialista ed israelita dal regime fascista, fu costretto all’esilio in terra straniera. Ritornato in patria partecipò alla Resistenza contro il nazi-fascismo e alla edificazione della Repubblica. Esempio di democratico e di riformista per le generazioni future”. —
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