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«Il marito di Alessandra ritorni in carcere»

D.M.
«Il marito di Alessandra ritorni in carcere»

Il pm fa appello contro la scarcerazione di Di Donna, da sabato ai domiciliari. A neanche un mese dal suo arresto

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Pavullo

«Il marito uxoricida ritorni in carcere». A chiederlo è il pm Marco Niccolini, dopo i clamorosi sviluppi nel caso di Alessandra Perini, la 46enne di Sant’Antonio per la cui morte il marito Davide Di Donna è finito in carcere il 12 ottobre con l’accusa di omicidio preterintenzionale.

Sabato scorso, lo si ricorderà, l’uomo è uscito dal Sant’Anna per fare ritorno nella palazzina dove viveva con la famiglia: non nell’appartamento posto sotto sequestro, e oggetto il 20 ottobre del sopralluogo dei carabinieri del Ris, ma nella mansarda a cui non sono stati posti i sigilli. Per quanto sempre sottoposto a una stretta misura di sorveglianza, si è trattato comunque di un alleggerimento della sua condizione, e la cosa ha lasciato molti senza parole a Pavullo, e non solo. Non solo per la concessione in sé dei domiciliari, ma per il ristretto lasso di tempo che il marito ha trascorso in carcere: neanche un mese. Troppo poco, secondo molti di fronte alla gravità delle accuse che gli sono mosse: di avere cioè provocato con percosse l’ematoma cerebrale che a distanza di diverse ore (fino a due giorni secondo le prime ipotesi) ha portato alla morte di Alessandra, casalinga madre di due figlie adolescenti, mentre l’ambulanza la sera del 1° ottobre correva disperata verso l’ospedale di Baggiovara.

Il pm Niccolini sembra dello stesso parere: ieri la Procura ha fatto sapere che il magistrato sta preparando l’appello contro la scarcerazione disposta dal gip Andrea Romito. Ovviamente basando l’istanza non sull’emozione del paese ma su elementi giuridici. Tra cui forse i nuovi riscontri arrivati dai rilievi dei Ris o dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Modena, che assieme ai colleghi della Compagnia di Pavullo stanno conducendo la complessa indagine.



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