«Un anno nero per il doping Lo sport sostenga il benessere»
Il dottor Savino, coordinatore regionale Antidoping, lancia l’allarme isolamento: «È capitato che ad una gara metà dei ciclisti si sia ritirata per evitare i controlli»
Lo sport (pulito) come prima linea di difesa dell’organismo. È il messaggio lanciato ieri pomeriggio in Fratellanza dal l dottor Gustavo Savino, direttore della Medicina dello Sport dell’Ausl di Modena. Savino coordina il Centro regionale Antidoping, che nel 2020 festeggia quindici anni.
«Attraverso lo sport l’organismo è pronto ad affrontare anche eventuali patologie», ribadisce Savino. Al contrario, le sostanze dopanti ne possono causare. «I rischi prevalenti sono a livello cardiovascolare - ricorda il medico - L’uso di stimolanti determina rischi d’infarto, ictus, emorragia cerebrale; gli anabolizzanti aumentano la massa muscolare, ma determinano rischi relativi all’apparato endocrino. Si parla di disfunzioni importanti del pancreas, del fegato, dell’apparato riproduttivo. Sostanze come l’eritropoietina aumentano la quantità di globuli rossi nel sangue con il rischio di generare occlusioni vascolari, trombosi, problemi vascolari gravi».
Il coordinatore tecnico del Centro teme che il 2020 possa essere un anno nero per le sostanze dopanti. «Con la pandemia il fenomeno doping sembra passato in secondo piano - avverte il medico - Non dobbiamo però trascurare il fatto che quando si abbassa l’attenzione su un tema è proprio il momento in cui alcune situazioni al limite del legale possono alimentarsi da sole». Tra le situazioni elencate da Savino le sostanze dopanti, i farmaci e gli integratori assunti in modo non corretto. Un esempio del coordinatore tecnico indica quanto possa essere radicato il fenomeno doping. «Quando ci siamo presentati alla prima competizione a cui siamo stati chiamati quasi la metà degli atleti è andata a casa - ricorda il medico - perché ha pensato che fosse un controllo antidoping. È un episodio abbastanza simpatico e preoccupante: era una gara ciclistica locale di over 50». Il medico sottolinea che il Centro da lui coordinato non effettua controlli antidoping. Valuta lo stato di salute degli atleti e organizza attività di formazione sia con le associazioni sia con le scuole. Gestisce un sito internet (www.positivoallasalute.it) con informazioni ad hoc.
Savino garantisce che il doping è più diffuso non tra i professionisti, ma tra gli amatori. «Pare che la ricerca di alcune sostanze anche sul mercato illecito si sia mantenuta - evidenzia il coordinatore tecnico - nonostante la riduzione dell’attività agonistica, anche in ambito amatoriale». A che scopo? «Tenersi in forma o mantenere una condizione atletica che magari una persona non riusciva, non voleva né poteva mantenere allenandosi», la spiegazione del medico.
Le sostanze dopanti intaccano quindi ben oltre il portafogli. «Qualsiasi sostanza assunta per migliorare la prestazione è dannosa - rimarca Savino - perché chiede infatti un prezzo da pagare in termini di salute, di socialità e d’integrità».
La prossima frontiera del Centro regionale è di coinvolgere i bodybuilder “natural”, che si sottopongono a esami antidoping.
«L’intenzione è quella di valutare gli atleti nel corso di un anno sportivo - conclude il medico - effettuando anche esami ematochimici per tracciare un profilo del loro stato di salute e degli stili di vita e alimentari». —
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