Dall’Appennino al mondo il tecnovarco per sanificare
La Vaccari e Bosi ha realizzato i primi 150 esemplari di un innovativo sistema Può adattarsi a ospedali, bar e supermercati. Disinfetta pure le scarpe
PIEVEPELAGO
Dimenticate i tornelli da stadio, da supermercato o quelli degli impianti di sci.
Quelli costruiti dalla Vaccari e Bosi sono della stessa tempra dei telai costruiti dagli anni ’60 per Ferrari, Maserati e Lamborghini nei due stabilimenti di Pievepelago e Modena.
Quando all’inizio della pandemia, a marzo, si pose il problema di igienizzare le maestranze che entravano e uscivano dagli stabilimenti il titolare Paolo Bosi ha mobilitato i suoi progettisti. Fedele al motto di volere sempre il meglio ha messo su un foglio le caratteristiche tecniche di quello che avrebbe voluto e in poche settimane è arrivato il risultato.
Un varco che per funzionare ha bisogno solo di una presa elettrica per partire. Monitor speciale, computer, igienizzazione di mani e suole delle scarpe, tornelli progettati apposta senza fare ricorso a quelli più economici in commercio.
«I primi esemplari sono stati installati all’ospedale di Sassuolo, sono poco più che prototipi e funzionano benissimo - dice soddisfatto Paolo Bosi, 70 anni ben portati, contitolare della ditta assieme alla moglie - Nel frattempo siamo andati avanti e ne abbiamo prodotti 150 che aspettiamo a commercializzare non appena arriveranno anche quelle autorizzazioni e certificazioni sanitarie che per noi sono indispensabili anche se non previste per legge. L’obbiettivo è quello di realizzare macchine indistruttibili, applicabili nei supermercati come nei bar, perchè sono in grado di attivare un semaforo per l’entrata delle persone a seconda della capienza del locale. Tanti ne escono e tanti ne entrano, tutto automatizzato e questo permette verifiche capillari ma non invasive e con un grande risparmio di personale».
Naturalmente Bosi non solo non ha perso tempo per mettere all’opera i suoi progettisti ma ha sperimentato per settimane l’ultimo prodotto della ditta negli accessi degli stabilimenti. I risultati sono stati all’altezza delle aspettative, sotto l’aspetto dell’affidabilità e delle prestazioni, da avviare una piccola produzione in serie.
«Sia chiaro - aggiunge - Il nostro mestiere resta sempre quello di fare i migliori telai per le migliori auto del mondo, ma siccome abbiamo le risorse umane per fare tante cose ci siamo rimboccati le macchine per dare il nostro contributo ai tanti che stanno lavorando per combattere il Covid. E tutto a una prezzo più che accessibile.
Detto e fato. Ogni varco sosta attorno ai 3 mila euro, contro i 10-15 mila della concorrenza. «Ma nessuno ha tutti i ritrovati di serie come nel nostro varco automatizzato - spiega - Noi abbiamo fatto vedere come gestire l’afflusso delle persone in maniera ordinata, sicura dal punto di vista sanitario anche di fronte al contagio. Ma le applicazioni potranno essere le più varie. Perchè no? Anche in aeroporti e stazioni perchè nell’immediato viene riportata anche la temperatura».
Un’altra opzione che sta prendendo piede, grazie al riconoscimento facciale, è quella che potrebbe sostituire i “badge”, le tessere magnetiche che governano gli accessi negli uffici e nei posti di lavori. Chiavi elettroniche che hanno il difetto di sprangare i portoni a chi dimentica le chiavi elettroniche o li espone ai rischi di una smagnetizzazione imprevista. —
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