Dalla Sir a United Symbol e Dinamica la robotica è anche «made in Modena»
Un contributo importante alla leadership nazionale dell’Emilia Romagna. Dal Covid perdite di fatturato tra il 20 e il 30%
La robotica è un settore in costante espansione, anche se il Covid significherà un calo di fatturato che si stima attorno al 20-30% a livello internazionale. La regione battistrada nella nuova frontiera dell’automazione industriale è proprio l’Emilia-Romagna: per quello che riguarda i brevetti l’Italia ha depositato nel decennio 2010 - 2019 quasi 6.000 domande all’EPO (l’Ufficio europeo dei brevetti) e la nostra regione spicca tra le altre con 1.586, seguita dalla Lombardia (1.519), dal Veneto (692), dal Piemonte (537).
E Modena? Alla fine degli anni 50 la Fiat Trattori (oggi Case New Holland Industrial) aveva un reparto Macchine Utensili Speciali che dal 1979 venne denominato Comau Modena: Comau, che sorgeva alla Sacca, era uno degli stabilimenti più all’avanguardia del nostro tessuto industriale, ma dopo la crisi del 1990 si arrivò alla chiusura della sede modenese nel 1994. Il testimone di Comau (oggi nel gruppo FCA) è stato raccolto da molte imprese della provincia. Proprio la Dinamica Automazioni, nata nel 2014 sulle ceneri della ex Comar Automazioni, è una piccola impresa con tre soci e una quindicina di dipendenti che si è già ritagliata uno spazio tra le aziende che si occupano di automazioni di processi produttivi personalizzati su misura per il cliente: «Acquistiamo dai maggiori produttori mondiali robot antropomorfi (quelli che imitano non solo funzioni ma anche aspetto e movimenti dell’uomo) e collaborativi (i cobot, che interagiscono con il lavoratore) – spiegano alla Dinamica – Lavoriamo esclusivamente sul mercato italiano. Nel settore siamo fermamente convinti che vi sia ancora un notevole margine di espansione per il mercato della robotica dovuto alla quarta rivoluzione industriale (Industry 4.0) che sta portando la produzione ad essere del tutto automatizzata e interconnessa. Anche la pandemia sta contribuendo a questa rivoluzione».
Pure United Symbol ha ben compreso da tempo il ruolo strategico della robotica: «Lavoriamo nel solco dell’Industria 4.0 e in attesa che i fondi europei di Net Generation Eu arrivino, anche se la situazione internazionale allontana i possibili investimenti delle aziende clienti, soprattutto medie imprese attive nel packaging e nella ceramica – afferma Cristian Paderni, direttore commerciale dell’azienda di Castelnuovo – E non è vero che i robot in fabbrica tolgono posti di lavoro perché, grazie alla loro precisione di esecuzione e alla produttività costante che garantiscono, gli operai possono soddisfare le richieste che l’impresa non riesce a portare a termine». United Symbol, che ha 25 dipendenti, cinque soci, e 8,5 milioni di euro di fatturato, dalla primavera scorsa ha riconvertito parte delle sue linee nella produzione di mascherine. «Di chirurgiche ne produciamo oggi 250mila al giorno e a breve arriveremo a un milione, oltre a 250mila FFP2».
SIR Robotics Spa è leader nazionale in questo settore: conta oltre 110 collaboratori nella sua sede di Modena ed è stata fondata nel 1984. L’attuale Ceo è Davide Passoni, figlio di uno dei fondatori: SIR ha dal 2015 come socio di maggioranza la cinese Wolong Electric Group mentre la WAM di Ponte Motta possiede una quota di minoranza. SIR (35 milioni di giro d’affari nel 2019) installa impianti in alcune delle più importanti aziende costruttrici di auto e aerei, esporta il 70% della produzione e punta a crescere ancora con il prossimo ampliamento dello stabilimento di via Canaletto Centro e la futura apertura, a metà del 2021, di una filiale statunitense a Dallas, una piccola SIR al di là dell’Atlantico: e questo mentre in Cina, con il supporto del Wolong Group, si sta espandendo un’altra piccola SIR, asiatica, nella città di Shangyu, che occupa già oltre 60 dipendenti. «Per il 2020 prevediamo un -20% di fatturato causa pandemia. L’Italia – spiega Passoni – in questo settore gioca un ruolo importante e dopo il Giappone è il Paese dove i robot sono più presenti, anche in piccole aziende. Noi li compriamo già fatti ma poi ne integriamo le potenzialità, studiamo possibili soluzioni assieme ai clienti realizzando così applicazioni ad hoc, con creatività e flessibilità tutta italiana». —
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