«Disabili, tariffe troppo care» Forza Italia scrive al prefetto
La consigliera regionale Valentina Castaldini sulle quota di compartecipazione richiesta dal Comune: «Adeguare il regolamento alle indicazioni nazionali»
Tariffe troppo elevate a Modena per i servizi socio-assistenziali per i disabili: a denunciare il caso, puntando il dito contro il mancato adeguamento del regolamento comunale alle direttive statali e regionali, è Valentina Castaldini, consigliera regionale di Forza Italia. Al centro, dunque, ci sono i servizi di welfare del Comuni di Modena - così come quello di Parma - e in particolare i servizi socio-assistenziali, socio-occupazionali e residenziali per le persone con disabilità. Servizi per i quali è prevista una compartecipazione economica da parte della famiglia della persona che ne usufruisce, che viene calcolata sulla base dell’indicatore Isee. Ma è proprio la base di calcolo per definire le tariffe applicate dal Comune di Modena che secondo la consigliera Castaldini è sbagliata: «Le tariffe - spiega - dovrebbero essere regolamentate sulla base del solo indicatore Isee, senza tener conto, come invece accade oggi, delle pensioni di invalidità, degli assegni di accompagnamento e di cura delle persone con disabilità cui i servizi sono rivolti. Di conseguenza, per il Comune di Modena, la quota compartecipata della famiglia della persona disabile diventa molto più alta rispetto a quanto dovuto e pattuito a livello nazionale».
In sostanza, come previsto dal regolamento comunale - approvato nel dicembre 2017 con l’unanimità del Consiglio - la tariffa di compartecipazione viene calcolata tenendo conto dell’Isee, ma anche delle altre forme di sostegno che la persona disabile riceve, dagli assegni alle pensioni di invalidità, portando la quota prevista per i residenti nel Comune di Modena ad essere superiore a quelle applicate da altri Comuni (a partire da quelli della provincia) che tengono invece conto solamente dell’Isee. L’esempio viene da Stefano Forti, modenese che insieme alla parmigiana Laura Schianchi ieri ha affiancato la consigliera regionale nella videoconferenza in cui è stato sollevato il caso: «A Modena ci sono diverse strutture che ospitano persone residenti in diversi Comuni. Ebbene, a parità di Isee e a fronte dello stesso servizio, ci sono persone che pagano una tariffa di 20 euro, altre che ne pagano 10 e altre ancora che ne pagano 40 a seconda del fatto che siano residenti a Modena, a Carpi o in altri Comuni: tutto questo mi sembra inaccettabile».
Una questione che Castaldini ha portato in Consiglio regionale con un’interrogazione alla quale l’assessore alla Sanità Raffaele Donini ha replicato facendo notare che «la redazione dei regolamenti inerenti la compartecipazione è una competenza specifica dei Comuni», ma anche che «la giunta regionale ha adottato negli anni varie misure al fine di garantire la maggiore omogeneità ed equità possibile sul territorio». Nella risposta, l’assessore Donini fa inoltre notare che «per i servizi sociosanitari soggetti ad accreditamento, dal 2010 è previsto che i Comuni debbano adottare in ogni distretto criteri omogenei». Un tema che la consigliera di Forza Italia ha portato all’attenzione del prefetto di Modena Pierluigi Faloni, chiedendogli di intervenire per appianare le differenze. «Da sempre l’opposizione si è battuta per convincere Modena e Parma a modificare i regolamenti - chiude Castaldini - adeguandoli a un testo nazionale che va in una direzione esplicita. La Regione non può obbligare le amministrazioni a modificare i propri regolamenti, ma questo è un punto fondamentale da cui partire per arrivare all’applicazione di tariffe più eque» —
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