Recuperandia oltre le difficoltà «Dove le cose riprendono vita»
Cambiano gli orari e le modalità. In centro un negozio per i regali di Natale Melegari: «Più attenzione a ciò che ci consegnano ma lo spirito è il solito»
Noemi Adabbo
A Recuperandia, dove le cose riprendono vita, quest’ultima non si è mai fermata, anzi. Tant’è che Massimo Melegari, responsabile e gestore del negozio, parla con grande entusiasmo della fila che quotidianamente, ogni mattina, ha luogo di fronte alla bottega: «C’era la paura che ci fosse un grosso calo che non c'è stato», afferma rincuorato. Una coda gestita, ovviamente, nel rispetto delle norme anticovid, per permettere una maggiore sicurezza all’interno del luogo dell’attività, previo ingresso con igienizzante e mascherina obbligatoria, secondo le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità. Lo stesso è stato punto di riferimento in merito al periodo di quarantena a cui sottoporre i vari materiali acquisiti, tra i quali il tessuto d’abbigliamento si aggiudica il titolo di più pericoloso e quindi richiedente maggiore attenzione. In appositi carrelli, i materiali vengono depositati per tutto il periodo necessario. «Questo ha significato ridurre notevolmente le cose che prendiamo: mentre prima il giro di recupero era legato all’apertura del centro, quindi tutti i giorni dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 19, ora ritiriamo solo per due ore, dalle 9 alle 11. A volte dobbiamo interrompere anche prima perché i carrelli sono troppo pieni. Questa metodologia ha di conseguenza richiesto una minore mole di materiale in entrata e un minor numero di ritiri dall’esterno per ottemperare al processo di sanificazione, minimizzando la perdita di tempo richiesto dal protocollo di recente impiantato e registrando una perdita, rispetto al periodo pre quarantena, del 20/30 per cento».
Dal 24 febbraio al 16 giugno non c’è stato alcun recupero a Recuperandia, il cui processo di sanificazione era stato già avviato dal 23 di maggio. Ma una volta riaperti i battenti, la gente, desiderosa di dare il proprio contributo, è tornata in negozio. «Rispetto a prima guardiamo con maggiore attenzione la roba portata, prima di scaricarla, per verificare che sia effettivamente recuperabile», spiega Melegari che conferma la continuità della presenza dei volontari a dispetto della situazione, che ha registrato una perdita degli stessi limitata ad un numero di 4/5 persone. Più che la passione per cose antiquate o usate, suppongo subentri una questione di necessità economica in nome del periodo che stiamo vivendo. Il nostro non è un negozio ma un’attività di autofinanziamento. In ogni caso, ci sembrava giusto rispettare le norme imposte dall’ultimo decreto, motivo per cui siamo chiusi il sabato mattina, perché è importante, essendo una motivazione sanitaria, seguire le indicazioni che tutti seguono o dovrebbero seguire».
Recuperandia, nella sua sede in via Montecassino, aperta martedì e giovedì mattina dalle 9 alle 12.15 e nel pomeriggio dalle 16 alle 18.45, è in procinto di tenere aperte le proprie porte alla clientela anche il venerdì pomeriggio, per ovviare alla chiusura del sabato. Rispetto al periodo precedente la quarantena, l’attività viene chiusa al pubblico un quarto d’ora prima per minimizzare i tempi di pulizia, resa più efficiente. Da una decina di giorni, inoltre, è stato aperto un mercatino natalizio affiliato in centro, precisamente in Piazza Martiri, dietro permesso del Comune, a cui è stato concesso un piccolo spazio gestito da due volontari i quali sovrintendono all’entrata contingentata di sole due persone alla volta, in nome delle dimensioni ridotte del luogo, che ne permettono l’apertura anche il sabato. Gli altri giorni sono il martedì e il giovedì, la mattina dalle 9.30 alle 12.30 e il pomeriggio, anche di mercoledì, dalle 16 alle 19. «Foriero di materiali pensati per essere utilizzati come pensieri natalizi i quali assumono, in questo modo, doppio valore solidale: Natale è la festa della solidarietà e così, oltre a fare un regalo, si aiuta anche l’associazione Porta Aperta con tutte le sue attività benefiche», conclude Melegari. —
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