Gazzetta di Modena

Modena

il nodo idraulico modenese 

Secchia e Panaro faranno meno paura Argini allargati e più alti entro pochi mesi

Saverio Cioce

I primi lavori dopo l’alluvione del 2014, una spesa complessiva di 100 milioni arrivati dallo Stato e dalla Regione

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Saverio Cioce

Escavatrici, camion e ruspe sono in piena attività sugli argini di Secchia e Panaro per finire entro l’inverno e mettere a regime i due corsi d'acqua che tra gli addetti ai lavori rappresentano il “nodo idraulico modenese”.

Un’emergenza continua quella dei due corsi d’acqua nel cuore della Pianura Padana che con l’alluvione del 2014 hanno dato la sveglia ad amministratori pubblici ed enti di controllo. Ora si corre contro il tempo ma la mancanza di manutenzione puntuale, continuata per anni, ha creato le premesse per gli allagamenti che nell’ ultimo decennio hanno sistematicamente colpito le zone tra Campogalliano e le aree a fianco del Secchia. Quest’ultimo infatti è il grande malato su cui ora si stanno prodigando le cure, e i finanziamenti, di Aipo e Regione Emilia Romagna. Forse qualcosa è mutato, visto che i cantieri per il tratto autostradale Sassuolo - Autobrennero dovrebbero partire. Da allora c’è stata un’altra alluvione, ma di fondi pubblici in massima parte da Roma: quasi 100 milioni per circa 80 interventi.

Sul fiume che scende dalla montagna e segna il confine con la provincia di Reggio,sono in dirittura d’arrivo molti cantieri. Vediamo più da vicino a che punto sono, dopo un lungo lavoro di risistemazioni messi a regime negli ultimi anni.

Secchia

Nel tratto che va da Campogalliano a Concordia sono stati stanziati fondi pari a 32 milioni di euro. I primi interventi d’emergenza sono partiti con i primi stralci subito dopo la devastante alluvione di sei anni fa, di cui 14 messi a bilancio direttamente dalla Regione con il governatore Bonaccini come Commissario delegato ai lavori.

Il primo stralcio dei lavori vale il 90% della spesa complessiva. È quello che va approssimativamente dal Ponte Alto, dove c’è l’area della Festa dell’ Unità, sino a Campogalliano. I lavori dovrebbero finire entro questo inverno, salvo imprevisto dovuti alle precipitazioni.

«Risagomatura della sezione del fiume, spostamento e innalzamento degli argini e aumento della sezione di deflusso sono le operazioni principali che riguardano quel tratto del Secchia - chiarisce Federica Pellegrini, dirigente tecnico dell’ Aipo, l’ autorità che sovrintende al bacino del Po e ai suoi affluenti - Sono queste le operazioni principali che stiamo mettendo in atto per permettere uno scorrimento migliore delle acque. Soprattutto nel chilometro che precede il Ponte Alto l’intervento è stato più impegnativo. Tra l’altro proprio in quel tratto i muretti di cemento a fianco del fiume avevano perso la loro funzionalità».

Così, prendendo dal fondo del fiume ciò che serve per rialzare gli argini, si sono raggiunti due obbiettivi in un colpo solo, oltre a un notevole risparmio di spesa. A questo intervento vanno aggiunti altri 18 milioni di euro per gli argini della Cassa d’espansione che quando fu presentata quarant’anni fa, venne descritta come un miracolo d'ingegneria fluviale, capace di salvare per sempre il territorio dalle alluvioni.

I fatti hanno smentito quella retorica. Ma i lavori in corso, che come altri dovrebbero arrivare a metà dalla fine entro l’anno prossimo, dovrebbero superare il tempo perduto sinora.

Panaro

Quanto al Panaro la situazione è meno problematica, anche se il pericolo di alluvioni è sempre stato incombente negli ultimi anni ed è dal Panaro che sono arrivati i guai maggiori. I 9 milioni messi in campo per i lavori di risistemazioni e rinforzo di argini serviranno a completare il 70 % dei lavori in primavera.

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