“Solidarietà in rete” all’opera Ecco la cassetta alimentare
L’associazione di volontari ha dato vita alla “bottega” dove le famiglia in difficoltà possono trovare un aiuto «Facciamo il possibile»
/ San Cesario
Niente più spesa con i punti della Caritas alla bottega solidale dell’associazione “Solidarietà in rete”, i bisognosi riceveranno cassette piene di beni di prima necessità. Si tratta della solidarietà ai tempi del Covid, che ha dovuto cambiare faccia e forma, ma è sempre lì, silenziosa e operativa. «Dobbiamo tornare ad operare come gli anni scorsi, ovvero da Centro di distribuzione alimenti, preparando delle cassette per i bisognosi»: dichiara Augusto Brighetti, presidente dell’associazione. «La trasformazione in “Piccola bottega solidale” è dettata dalla volontà di dare maggiore autonomia e responsabilità alle persone che accedono ai nostri servizi. Possono decidere cosa acquistare, come in un supermercato, ma devono sapere gestire i punti mensili. È anche un discorso di dignità - sottolinea Brighetti- che si distacca dal puro assistenzialismo, è un modo per rendere la persona aiutata parte attiva del percorso».
Più di 60 le famiglie attualmente aiutate a San Cesario, per un totale di 220 persone, di cui la metà sono minori. «Anni fa i nuclei famigliari bisognosi erano stranieri, magari arrivati da poco sul territorio. I dati di oggi - dichiara Marisa Zanoli, responsabile della bottega - raccontano di un incremento dei nuclei familiari italiani in difficoltà, che fino a qualche anno godevano di condizioni più agiate».
Anche in piena pandemia, Augusto e la sua squadra non si sono mai fermati. «Da febbraio a giugno -continua il presidente- abbiamo consegnato 110 spese a domicilio. Lavorando in rapporto sinergico con i servizi sociali, abbiamo aiutato tante famiglie. Facciamo il possibile».
Servizi a 360 gradi quelli offerti da “Solidarietà in rete”: dalla scuola di italiano per migranti alla bottega dei vestiti usati. Dieci anni di attività nel terzo settore e 30 mila euro di aiuti economici erogati dall’anno di nascita, resi possibili dal fondo dell’associazione, finanziato dalle donazioni e dai proventi del mercatino degli oggetti usati. «Con la didattica a distanza è emerso il problema degli strumenti tecnologici, alcune famiglie ne erano prive. Così abbiamo comprato computer o tablet laddove servivano»: dichiara Brighetti. —
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