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il progetto 

Un’opera da 9 milioni Dall’auditorium alle 40 aule nuove

L.G.
Un’opera da 9 milioni Dall’auditorium alle 40 aule nuove

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L’obiettivo del progetto di restauro, riparazione, miglioramento sismico e rifunzionalizzazione della sede storica del liceo di Scienze umane e musicali Carlo Sigonio - del valore di 9 milioni di euro - è quello di mettere a disposizione della scuola, che non avrà più bisogno di succursali come in passato, 40 aule di vario tipo, per ospitare classi, piccoli gruppi e attività di sostegno, ma anche un auditorium con 160 posti, una biblioteca collocata in una delle ali più antiche dell’ex convento Corpus Domini, alcune aule speciali, come quelle di musica o di tecnologie musicali, la sala prove da 60-70 elementi, quella dedicata alle percussioni o quelle attrezzate per lo studio singolo dei vari strumenti. La superficie complessiva su cui si interviene è di 7.400 metri quadri, recuperando anche aree dell’edificio non utilizzate da parecchi anni, con circa 4mila metri quadri di spazi all’aperto, tra cui un cortile di 3.324 metri quadri, il chiostro e i giardini interni. La dotazione della scuola sarà completata da uno spazio ristoro che condurrà anche all’edificio già utilizzato come palestra per la ginnastica, con annessi spogliatoi e accesso anche da via Caselle, mentre un’altra palestra, di tipo agonistico, sarà realizzata nel comparto dell’ex Amcm. Al piano superiore della palestra scolastica troverà posto il Museo della scuola, con materiali storici e didattici d’archivio.

Dopo il bando del 2016, che si era chiuso con l’affido dei lavori alla Pessina Costruzioni di Milano, il cantiere per il restauro della sede di via Saragozza ha iniziato a rallentare all’inizio dell’anno scorso a causa dei problemi economici dell’azienda, finendo poi per essere sospeso dal Tribunale del capoluogo lombardo a inizio settembre 2019. In seguito all’ammissione del colosso delle costruzioni milanese alla procedura di concordato, il contratto per l’appalto del Sigonio è stato rescisso. A quel punto, mentre il cantiere iniziava a mostrare i segnali dell’abbandono, il Comune si è mosso per cercare di far ripartire i lavori: sono così iniziati i contatti con l’associazione temporanea di imprese pormata da Emaprice spa di Bolzano e Ranzat impianti srl di Padova, arrivata seconda nella gara. —

L.G.

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