Da comandante a segretario: Leonelli ha le redini del Pd
Eletto all’unanimità per riorganizzare le fila in vista del voto cruciale di primavera «Dialogo dentro e fuori dal partito: candidato di coalizione da scegliere insieme»
Pavullo
Due le parole d’ordine: «dialogo con tutto il centrosinistra» e «ascolto dei cittadini alla vecchia maniera, ma provando a dare soluzioni nuove». Così Fabio Leonelli inizia il suo mandato alla guida del Pd pavullese in un momento delicatissimo che vede all’orizzonte le elezioni di primavera.
È stato eletto sabato (con voto elettronico a distanza) all’unanimità per la successione a Nicola Lami, dimessosi a settembre in modo un po’ burrascoso. Pensionato, 63 anni, laureato in Economia, è stato ex comandante delle municipali di Pavullo e Modena, dirigente del settore Politiche Economiche e Sport del Comune di Modena, vicesegretario della Provincia e comandante della polizia provinciale. Curriculum di tutto rispetto, dunque. «Ho visto fare politica per tanti anni - commenta - adesso provo a farla in prima persona: vediamo cosa succede».
Arriva in una fase cruciale: com’è maturata questa candidatura alla segreteria?
«Parlando con autorevoli rappresentanti del partito. Erano alla ricerca di una soluzione dopo le dimissioni di Lami e alla fine mi hanno convinto: ho colto il bisogno di avere una figura che lavorasse in senso unitario nel partito e mi sono messo a disposizione. Ho incontrato questo consenso all’unanimità, che è il modo migliore per cominciare».
Si propone come uomo della riconciliazione?
«Uomo del dialogo con tutti, all’interno del centrosinistra. Primo caposaldo: fuggire come la peste tutto ciò che è divisione, scontro e polemica inutile. Per riconquistare Pavullo, che è l’obiettivo prioritario, ho bisogno di poter contare sulle risorse migliori dentro e fuori da partito. È impensabile andare alle elezioni da soli con la presunzione di dire “adesso sbaragliamo tutti”. Bisogna fare accordi con chi si colloca nel centrosinistra e prepararsi a una campagna intensa e difficile».
Accordi anche con la sinistra pro Minelli nel 2016? Anche con i renziani?
«Io non escludo nessuno. Se ci si richiama agli stessi valori, non vedo perché non ci si possa mettere attorno a un tavolo e discutere insieme».
Quindi il partito ad oggi non ha un suo candidato?
«Assolutamente no, dialogare vuol dire fare scelte condivise con chi si riconosce in un progetto: il candidato lo si sceglie insieme. Quest’amministrazione non ha dato una gran prova di sé ai pavullesi: noi nel percorso verso le elezioni dobbiamo essere capaci di mettere a sistema le cose buone dentro e fuori dal Pd».
Che ruolo deve giocare secondo lei il partito?
«Deve recuperare quella capacità di relazione che è intrinsecamente legata alla sua storia, al suo essere partito popolare di massa. Oggi tra la gente passano molto demagogia e populismo: noi invece di lanciare slogan e proclami dobbiamo parlare con la gente, capirne il sentimento e i bisogni, portarli al nostro interno ed elaborare delle risposte alle necessità. Ma non le vecchie risposte: risposte nuove, lontane dai chiché e tarate sul momento che si sta vivendo. Per me la politica buona si fa così. E so che il Pd pavullese può farla, perché ha persone e capacità all’altezza della sfida».
Già scelta la segreteria?
«No, inizierò gli incontri in questi giorni. Vorrei avere attorno a me le personalità più autorevoli del Pd pavullese per dialogare con loro e prendere decisioni insieme. Non sarò mai un leader maximo». —
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