Al Centro antiviolenza dato sostegno a 58 donne
Una “pandemia sommersa” dal volto femminile offeso e violato. È quanto emerge dai dati pubblicati dal Centro Antiviolenza Vivere Donna e dal Tavolo dell'Unione Terre d'Argine. L’attività di contrasto alla violenza di genere non si è mai fermata, garantendo un presidio telefonico h24 e ospitalità all'interno dell'appartamento di emergenza e della casa rifugio. Durante il periodo di lockdown, riferisce il report, è stato riscontrato un iniziale assordante “silenzio” del telefono della onlus. Verso la fine di aprile è stato registrato un aumento significativo delle richieste di aiuto. Dall'estate sono aumentati i contatti negli altri punti della rete. In questi 10 mesi sono 58 le donne accolte nel Centro, di età media tra i 30 e i 39 anni e vittime di una violenza non solo fisica ma soprattutto psicologica. Dall'analisi statistica dei casi emerge un abbassamento dell'età media di chi chiede aiuto e un periodo di tempo di 6-7 anni prima che le donne procedano con denunce o richieste d'aiuto. Rispetto ai dati del 2019, si riscontra un aumento esponenziale di nuovi accessi di donne sconosciute alla rete (81%). Una criticità riguarda le relazioni con donne straniere spesso con scarsa conoscenza della lingua italiana. La difficoltà di trovare mediatrici culturali ha spinto l’assessore Tamara Calzolari a proporre un percorso formativo a tema per operatrici culturali. Fratelli d’Italia ha rivolto un’interpellanza a sindaco e giunta per sapere “se non si ritenga necessario adottare nuove e più efficaci strategie per contrastare e prevenire le violenze di genere”. —
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