Gli hacker “svuota bancomat” avevano una base a Modena
Almeno 35 colpi nel Nord Italia per 800mila euro di bottino in poche settimane Gli investigatori scoprono un covo a Maranello usato solo come base logistica
La gang di hacker specializzati in bancomat aveva una base nel Modenese. A Maranello aveva affittato da qualche settimana un appartamento che i carabinieri hanno perquisito trovando un router e un pacco di iPhone ancora imballati. Non serviva per colpi locali ma solo come punto di appoggio, tanto è veri che gli ultimi colpi sono stati compiuti nelle provincie di Rimini e Firenze. Quel covo entra ora a pieno titolo nell’inchiesta che vede ancora una ventina di colpi a bancomat in cerca di autore. E potrebbero essere loro, i sei arrestati e i loro complici. Tutti esperti di hackeraggio dei sistemi informatici dei bancomat attraverso tecniche di “black box”.
Sono stati i carabinieri del Comando Provinciale di Monza Brianza a disarticolare questa organizzazione criminale specializzata nei furti ai bancomat: sono finiti in carcere sei moldavi per associazione per delinquere. Gli approfondimenti investigativi hanno accertato la responsabilità della gang criminale per almeno 35 assalti bancomat tra tentati e consumati (è in corso di verifica la responsabilità del gruppo per altri 20 colpi), con un bottino di circa 800mila euro, commessi nell’arco di soli 7 mesi di cui alcuni anche all’estero.
L’operazione è avvenuta nello scorso fine settimana, nelle province di Monza e della Brianza, Milano, Bologna, Modena, Vicenza e Mantova, Parma. I militari hanno eseguito un decreto di fermo nei confronti di moldavi, di età compresa tra i 23 ed i 39 anni, ritenuti responsabili di associazione per delinquere. Sarebbero gli autori di furti aggravati ai danni di sportelli bancomat Atm con la tecnica cosiddetta «Black Box» (nessuna banca modenese è coinvolta). L’indagine ha chiarito come la gang criminale fosse molto attiva in Lombardia. In Italia e all’estero erano pianificati numerosi attacchi informatici a sportelli bancomat, consistenti nell’«accreditarsi» come «amministratore di sistema» per poi ottenere l’erogazione di tutto il contante dagli Atm colpiti. Per ottenere questa infiltrazione veniva praticato un foro nello sportello e il cavo principale veniva collegato con un router esterno che attraverso i comandi di un notebook inviava e “iniettava” un malware nel sistema che controllava lo sportello potendo così comandare l’erogazione di denaro.
L’organizzazione criminale era composta da 12 persone: oltre agli odierni 6 arrestati, 3 sono attualmente ristretti in Polonia, uno è rientrato in Moldavia prima di essere fermato e 2 potrebbero non essere più sul territorio italiano. I malviventi, suddivisi in tre squadre, dopo aver colpito alcuni obiettivi in Italia, a causa dell’emergenza Covid, si fossero trasferiti in Polonia, in Repubblica Ceca e in Lituania, facendo infine rientro in Italia a seguito dell’arresto, in Polonia, di un’intera squadra durante un tentativo di furto ai danni di uno sportello bancomat di quel Paese. —
C.G.
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