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Guerra sul deposito liquami: i residenti ricorrono al Tar

Daniele Montanari

Il comitato di Cadignano non ci sta a subire l’opera in zona sottoposta a vincolo Gli avvocati: «Troppe irregolarità, va annullata la sanatoria concessa dall’Unione»

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Lama

Va al Tar il comitato di cittadini (12) di Cadignano che non ci stanno a subire la realizzazione del deposito di contenimento liquami sorto nella più bella vallata di Lama: a metà di via Molino del Ruoto, vicino alla borgata de “La Villa”, con pregevoli fabbricati ristrutturati.

Attraverso gli avvocati Cesare Baschieri ed Enrico Trenti, il gruppo guidato da Francesco Mizzi ha chiamato in causa l’Unione, il Comune e la ditta (la Temax di Palagano) chiedendo ai giudici di annullare la sanatoria con cui il 23 giugno l’Unione ha regolarizzato i movimenti di terreno eseguiti abusivamente per posizionare la sacca di contenimento liquami in zona sottoposta a vincolo idrogeologico. E quindi di ordinarne la rimozione per il danno paesaggistico e ambientale che arreca.

I due legali ricordano che i lavori partirono ad aprile, in pieno lockdown, senza autorizzazione del Suap dell’Unione (da qui la sanzione dei carabinieri forestali), senza cartello di cantiere e senza lo svincolo idrogeologico. «La sanatoria del 23 giugno risulta palesemente illegittima - sostengono i legali - come illegittimo risulta il nulla osta di conformità urbanistica espresso dal Comune di Lama, che ha determinato la conclusione favorevole del procedimento di competenza dell’Unione». Gli avvocati ricordano che prima di fare ricorso il comitato il 14 luglio aveva presentato all’Unione richiesta di annullamento della sanatoria in autotutela. L’Unione l’ha respinta senza indicare i motivi ostativi, e questa per loro è «un’eclatante carenza motivazionale in palese violazione del combinato disposto dagli articoli 3 e 10 bis della legge 241/1990. Costituisce un vizio di legittimità tale da determinare l’annullamento del provvedimento finale». E quindi del no. Sia dall’Unione che dal Comune non sono mai arrivate risposte alle richieste di spiegazioni.

I legali chiedono un intervento dei giudici ravvisando «eccesso di potere per erroneità, perplessità, contraddittorietà e illogicità della motivazione, travisamento ed erronea valutazione dei fatti, nonché ingiustizia manifesta». Ribadendo la necessità dello svincolo prima di qualsiasi scavo, sottolineano che «solo a seguito della presentazione, il 28 maggio, dell’accesso agli atti del comitato, il Suap il 4 giugno ha chiesto alla società di presentare autorizzazione in sanatoria». Il 10 giugno il geologo della società ha formalizzato la richiesta dichiarando la fattibilità dell’opera «senza nemmeno un riferimento al suo impatto idrogeologico». E al contempo «nessuna istruttoria è stata compiuta dal competente servizio dell’Unione - rilanciano i legali - che si è limitato a rilasciare la sanatoria richiamando la normativa generale». Non risulta che sia nemmeno stato rullato il terreno, «per cui il rischio di instabilità della struttura rimane molto elevato».

Gli avvocati incalzano anche il sindaco Pasini: «Ha fatto un sopralluogo il 4 maggio a lavori già avviati, nonostante la data di inizio fosse fissata per il 10. L’amministrazione doveva intervenire tempestivamente al fine di impedire il completamento di lavori evidentemente abusivi». I legali, assieme al comitato, stimano che per realizzare l’opera possano essere stati movimentati non 260 metri cubi di terreno ma ben 860. Quantità che avrebbe richiesto un iter autorizzativo molto più stringente (da Elenco 1). Ma, inspiegabilmente, «l’esatto volume di terreno movimentato non è indicato nei documenti presentati, né è rinvenibile negli atti dell’amministrazione». «Stante la natura dell’opera in questione - chiosano - la stessa non poteva e non doveva essere oggetto di sanatoria». —

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