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Modena

MARIA CATERINA CUOGHI RICORDA IL PRETE VENERABILE 

«Tanti i sassolesi che hanno chiesto aiuto a don Alfonso Ugolini»

A.S.
«Tanti i sassolesi che hanno chiesto aiuto a don Alfonso Ugolini»

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LA TESTIMONIANZA

«Nell'ufficio della segreteria parrocchiale è passata metà della popolazione di Sassuolo a chiedere un posto di lavoro, un aiuto per trovare la casa, aiuti per pagare le bollette e per i cibo...». Così “Rinella”, Maria Caterina Cuoghi, segretaria della parrocchia di San Giorgio per quarant'anni e vicina in particolare a tutto quello che ha fatto don Alfonso Ugolini, prima e dopo la sua ordinazione sacerdotale. Il sacerdote mortonel 1999 all’età di 91 anni martedì è stato nominato da Papa Francesco “venerabile”, primo importante passo per proseguire il possibile iter della beatificazione.

«Nei primi anni Sessanta – continua – la popolazione di Sassuolo era meno della metà di oggi ma arrivava gente da ogni dove ed i più non avevano lavoro, non avevano casa e bussavano alla nostro porta. Don Ugolini aveva una risposta per tutti, scriveva lettere agli imprenditori della ceramica e non solo, in particolare al dottor Pietro Marazzi, per dare lavoro a quella gente. Ho conservato dei registri dove ci sono i nomi e gli indirizzi di tutta questa gente. Lui non ha detto di no a nessuno, aveva un cuore grande e generoso. Se qualcuno non aveva da dormire me li faceva portare alla Salvarola per una o due notti».

La trasformazione quando divenne sacerdote. «Da quel momento – aggiunge Rinella – tutti i pomeriggi, dalle 16 alle 18, girava per le case degli ammalati per portare loro la comunione, confessarli, confortarli. La confessione era il suo obiettivo primario: era sempre in chiesa disponibile per tutti ed a tutte le ore; così come la recita del rosario e la celebrazione della messa, visto che non perdeva mai, visto che era diventato prete a 65 anni. La notizia che è stato proclamato “venerabile” riempie di gioia tutti noi e credo che tra questi vi siano sia coloro che credono ed hanno fede ma anche chi ne ha meno, ma non dimenticherà mai cosa don Alfonso ha fatto per lui». — A.S.

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