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Il consumismo non è di casa Solidarietà e progetti sociali alla bottega solidale “Baobab”

E.P.
Il consumismo non è di casa Solidarietà e progetti sociali alla bottega solidale “Baobab”

Il negozio di Vignola lancia i nuovi progetto con modelli d’eccezione Linee di abbigliamento create anche con scarti e fibre rigenerate 

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l’iniziativa

vignola

«Vale davvero la pena acquistare in maniera compulsiva, senza pensare se quella cosa ci serve davvero, da dove viene, come è fatta?» è la domanda posta dai volontari di “Baobab” la bottega del commercio equo e solidale alla vigilia della settimana del “Black Friday”, una manciata di giorni durante i quali sempre più negozi sottopongono i loro prodotti a una scontistica d’eccezione. Ma la cooperativa Sociale Oltremare non ci sta: «non crediamo in questi tipi di commercio per due semplici motivi - spiega Alessia Bartolomei - Primo, i nostri prezzi sono sempre giusti. La cooperativa ha un margine molto basso sui prodotti che vende e il costo di ciascuno copre per la maggior parte il lavoro dei produttori. Secondo, non crediamo nell’acquisto compulsivo di oggetti inutili».

Sostenibilità, equità e giustizia sono infatti i principi attorno ai quali ruota il commercio equo e solidale. E proprio qualche giorno fa, la bottega “Baobab” di Vignola ha voluto rimarcare il punto in un modo particolare: grazie a tre modelli d’eccezione, ha realizzato un servizio fotografico ambientato a Vignola per presentare i progetti ai quali partecipa. Così, il sindaco di Spilamberto, Umberto Costantini, la pianista Valentina Zanni e l’ambientalista Carla Cappi sono diventati “modelli per un giorno” indossando i capi del negozio, creati con i progetti Quid (Verona) e Rifò (Prato).

«Progetto Quid permette a persone - soprattutto donne - con trascorsi di fragilità di creare capi di abbigliamento e accessori in edizione limitata, lavorando rimanenze di tessuti messe a disposizione dalle più prestigiose aziende di moda - racconta Alessia Bartolomei - persone alle quali vengono inoltre garantiti contratti a tempo indeterminato. Rifò produce invece capi con materiali riciclabili e fibre tessili rigenerate. Tessuti, come il denim e il kashmir, vengono rifilati con procedimenti che riducono i consumi di acqua, di pesticidi e di prodotti chimici».

Infine, la cooperativa Sociale di Modena ha sposato il progetto “Brodo di Becchi”. Si tratta infatti del brand di artigianato sociale ideato dai pallavolisti Matteo Piano e Luca Vettori (Modena Volley) che da ottobre espone i suoi prodotti sugli scaffali del negozio. Ispirandosi al modello Fairtrade e alla sostenibilità ambientale, “Brodo di Becchi” produce capi d’abbigliamento realizzati artigianalmente in Italia nei laboratori della Onlus Articolo 10 di Torino, che reinserisce nel mondo del lavoro donne migranti. —

E.P.



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