«Popolare San Felice OK vendere i crediti ma il rimpianto c’è»
“Amici” della banca e le ultime operazioni «Siamo appetibili per nuove aggregazioni»
l’intervrnto
san felice
L’associazione Amici della 1893 banca Popolare di San Felice, gruppo fondato tre anni fa, interviene per valutare positivamente il lavoro svolto dal nuovo direttore Vittorio Belloi, dal presidente generale Zanini Flavio e “naturalmente da tutti i dipendenti”.
«Riduzione delle spese, riduzione delle filiali, riduzione e vendita Npl ossia i crediti deteriorati - analizzando Gli Amici, rappresentati da Davide Baraldi - Sicuramente dal 2017-2018 ad oggi la banca è rinata e ne siamo più che soddisfatti. Ora abbiamo un istituto di credito molto più sicuro e appetibile in vista di quella famosa aggregazione con altri istituti di cui tanto si parla da alcuni anni. Come soci /azionisti abbiamo ottenuto una parte dei risultati che ci eravamo prefissati».
La mente corre però ai periodi di maggior criticità della banca, la fase più criticata dagli Amici. «Mancano le responsabilità verso le vecchie amministrazioni che hanno creato gli Npl più corposi. Nel loro operare constatiamo negligenza nonostante l’elevata remunerazione garantita ai manager. Purtroppo attraverso il loro operato la banca ha perso oltre il 50% del capitale sociale».
Agli amministratori attuali, ribadendo la totale fiducia e sostegno, viene però chiesto uno sforzo ulteriore. «Sulle eventuali colpe dei precedenti responsabili la nuova direzione aveva promesso chiarezza ed eventuali azioni di responsabilità - continua l’associazione - Ma a tuttora non ci risulta nulla. Ricordiamo, però, che se gli amministratori del passato avessero dato credito in modo parsimonioso ed attento, noi oggi saremmo più appetibili e capitalizzati. Ribadiamo quanto abbiamo sempre sostenuto: se fossero stati dati fidi a piccoli e medi clienti la storia della banca sarebbe ora diversa. E invece sono stati garantiti finanziamenti enormi a poche persone a volte con garanzie minimali e non supportate. Si aprivano sportelli come le grandi banche, si attivavano azioni poco redditizie e senza l’aumento di capitale del 2007 chissà cosa sarebbe accaduto. Ora, invece, ci accontentiamo di svendere crediti deteriorati. Che non è certo un affare, ma è una operazione a cui siamo costretti. Quindi, se da un verso siamo contenti di come si sta comportando attualmente la banca, dall’altro restiamo delusi, pensando a chi dovrebbe pagare i danni: e non saremmo certo noi, piccoli soci».
Il futuro di San Felice banca però è parzialmente roseo. «In questi giorni - aggiunge Baraldi - apprendiamo che uno degli istituti che mostravano interesse verso di noi si è defilata. La causa non ci è ben chiara, ma di sicuro è purtroppo un altro treno perso. A ciò si aggiunge il Covid 19 che non ci aiuta, ma speriamo al più presto di avere notizie positive».
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