«È stata una conquista Oggi si può scegliere di non vivere infelici»
Il primo caso fu in città ma l’istituto fu accolto con prudenza Dallari Colombini:«Ha reso i matrimoni attuali più solidi»
«Può sembrare un paradosso ma il divorzio ha rafforzato il matrimonio. Si divorzia perché si ha una vita infelice ed è giusto, come ho sempre cercato di fare io da avvocato, cercare di rendere la vita altrui meno pesante arrivando a un accordo. Per cui oggi chi si sposa, e sono pochi rispetto a un tempo, lo fa con più convinzione godendo di maggior felicità». Bianca Dallari Colombini, oggi in pensione, è stata uno dei primi avvocati modenesi a occuparsi di divorzio, ben prima che la legge sul divorzio entrasse in vigore il 1 dicembre 1970 dopo il referendum che spaccò l’Italia tra tradizionalisti e modernisti. A parte l’avvocato Braglia, il primo a trattate una causa, Bianca aveva due colleghi che seguivano la stessa nuovissima materia: Renata Bergonzoni, scomparsa, e Giorgio Guidetti, decano degli avvocati modenesi, esperto già allora di annullamenti con la Sacra Rota (oggi Romana Rota). L’introduzione del nuovo istituto non fu né semplice né immediato: molte erano le richieste ma i tempi erano lunghi e il presidente del Tribunale di Modena avviò gli iter delle le sentenze con prudenza, data la materia politicamente scottante. Col tempo il divorzio prese piede. Fino alla scelta che suscitò clamore nazionale di due cancelliere di Modena di firmare i verbali senza la presenza di un avvocato. Un gesto politico che andava incontro all’istituto e a chi un avvocato non ce l’aveva. Poco dopo, a Roma si decise con una circolare che un’assistenza legale era obbligatoria. Racconta Maria Grazia Scacchetti, oggi la più famosa divorzista in città, che iniziò poco prima: «Nel 1983 non era ancora nella mentalità collettiva che il matrimonio non fosse indissolubile. Erano passati 13 anni ma la separazione era vissuta ancora con vergogna. Le donne sopportavano le prevaricazioni, le offese, le violenze verbali e i maltrattamenti dei mariti anche per cose stupide. Erano sicure che in caso di separazione, non avrebbero trovato né comprensione né solidarietà in famiglia e tra gli amici. Era un vergogna sociale. Soprattutto temevano che i figli a scuola fossero considerati dei diversi. Non c’era sensibilità neanche da parte degli insegnanti, basta leggere i temi di allora sulla famiglia e la domenica passata insieme. Oggi, 50 anni dopo, possiamo dire che se questo mondo sta sparendo, resta il femminicidio come residuo estremo di questa mentalità violenta che rifiuta il divorzio». «Mi interesso di divorzio dal 1961, quando ho iniziato a praticare l’avvocatura - racconta Bianca - allora mi avvicinai al Partito Radicale subito dopo la scissione dal Pli. Frequentavo Botteghe Oscure a Roma pur non essendo del Pci e anche tra i comunisti l’atteggiamento era restio e diffidente. Ricordo la grande passione per la campagna del referendum. Dopo il 1970 ho trattato tanti divorzi: 10-15 casi all’anno per 50 anni. Alcuni divertenti, alcuni anche in favore degli uomini, sempre cercando un accordo. Il divorzio ha permesso di scegliere in libertà chi non crede nella indissolubilità del matrimonio. E lo dico da cattolica». —
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