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L’alluvione del Polesine e le famiglie ospiti in paese «Vi siamo ancora grati»

Mattia Vernelli
L’alluvione del Polesine e le famiglie ospiti in paese «Vi siamo ancora grati»

Quella grande solidarietà torna a vivere sui social Merito di alcune fotografie che hanno fatto “rincontrare” i protagonisti del periodo

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/ San Cesario

«Eravamo in 5 e fummo ospitati da una generosa famiglia, i signori Aldrovandi. Mi sono ritrovata in questo registro, con tanti miei parenti». Ha finalmente un volto uno dei nomi presenti nell’elenco dei profughi ospitati a San Cesario dopo l’alluvione del Polesine. A 70 anni dalla catastrofe. É la settantunenne Luigina Laurenti, all’epoca di soli due anni, che commenta su Facebook un post di Luciano Rosi.

Tutto è nato da una iniziativa del consigliere comunale, che ha diffuso diverse foto storiche ed un elenco che compilò suo padre di tutti gli sfollati ospitati in paese. Tra i nomi compare quello di Luigina. «Dai racconti so che gli Aldrovandi erano numerosi, eppure non esitarono a prenderci tutti in carico per non dividerci. Successivamente - continua Luigina- io e mio fratello siamo andati a Roma da una zia proprio per non abusare della loro ospitalità. Siamo pieni di gratitudine per quella famiglia».

Il seguito mediatico delle foto diffuse è ampio, e tra la scia dei commenti spunta quello di un’altra testimone dell’esodo. «La bambina di 2 mesi sono io, Lina. Fui ospitata con mia madre, Dina Binati». Chi scrive è Lina Mantovan di Contarina, anche lei figlia dell’alluvione, ha ritrovato il proprio nome nello storico registro. Furono ospitati dalla famiglia Fantoni, lei e la madre, quest’ultima appena ventunenne.

San Cesario si distinse nella gara di solidarietà che coinvolse una nazione intera, con le sue 240 persone a cui aprì le braccia. «Nell’elenco ho visto mio nonno, Sperindio Zanoli, allora capofamiglia di 72 anni». Questa volta a commentare è un componente di una famiglie ospitante, Enzo Zanoli, che all’epoca dei fatti aveva appena nove mesi. I ricordi dell’atto di solidarietà però non sono andati perduti grazie ai racconti tramandati in famiglia. «Mio nonno era un agricoltore, vedovo con una famiglia di 8 persone, ed ospitò una bambino di 11 anni: Giorgio Succi di Bottrighe, che compare nella lista. Il bambino poi frequentò anche la Scuola “San Bernardino”. Quel novembre io avevo nove mesi, ma mia cugina era una adolescente. É lei, Loredana, che mi raccontò la storia».

“Quel Novembre” per 180mila persone significò esodo. Fuga dalle case allagate, dai terreni sommersi, da quella macchia liquida che si estese per 150mila ettari nel giro di pochi giorni. L’agguato del fiume Po alla regione del Polesine del 1951 fu la più grande esondazione a colpire l’Italia in epoca contemporanea. Tommaso Riccò, ex sindaco di San Cesario, fu un testimone di quello spettacolo senza precedenti. A 19 anni salì su un camion diretto nel Polesine per raccogliere centinaia di alluvionati e riportarli a San Cesario.

«Un’immagine di desolante tristezza che ho ancora davanti agli occhi - afferma Riccò - Ci fermammo in una minuscola piazzetta asciutta, ricordo che tutto il resto era sott’acqua. In un baleno il camion si riempì di bambini, donne, adulti sporchi e laceri, smunti in volto e terrorizzati. Al ritorno abbiamo cercato di farli sorridere, aiutandoci con alcune bottiglie di vino. Arrivati a San Cesario furono accompagnati all’interno all’asilo, dove gli abitanti li accolsero con calore. In poco tempo ogni alluvionato era già stato assegnato ad una famiglia» . —

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