L’economia circolare di “AgroMateriae”: da scarti agricoli a posate, tappi e legacci
Nanni, Gallio e Messori dai sottoprodotti vitivinicoli polverizzati arrivano a realizzare strumenti utili e biodegradabili
Stefano Turcato
Sottoprodotti o veri e propri rifiuti delle lavorazioni agricole che diventano oggetti utili e biodegradabili: un esempio concreto di economia circolare.
L’idea è nata circa tre anni fa nell’ateneo modenese dalla collaborazione fra Alessandro Nanni, ricercatore esperto di biopolimeri e biofillers, NikolasGallio, ingegnere in un’azienda multinazionale di materie plastiche, e Massimo Messori, professore ordinario in Scienza e tecnologia dei materiali presso Unimore e consulente scientifico della società. Un’idea che, dopo tanto lavoro di laboratorio, ha dato vita a una start up ora premiata nell’ambito della Start Cup regionale dell’Emilia Romagna organizzata da Art-Er, che con i progetti giudicati migliori conduce al Premio Nazionale Innovazione 2020. Quattro i progetti selezionati in regione e fra questi c’è quello di AgroMateriae, la start up modenese di Nanni, Gallio e Messori.
«Per il momento - dice l’amministratore delegato Alessandro Nanni, 30enne come il collega Gallio - i sottoprodotti che conosciamo meglio e su cui abbiamo lavorato di più sono quelli che derivano dalla lavorazione delle uve in ambito vitivinicolo. Dalla loro polverizzazione e trattamenti successivi abbiamo realizzato legacci biodegradabili e tappi per le bottiglie di vino. Il lavoro di laboratorio è stato sottoposto ad aziende potenzialmente interessate al nostro lavoro. Quando abbiamo ricevuto risposte incoraggianti è arrivata la comprensibile richiesta di produrre quello che avevamo ideato in quantità industriali e da qui sorge l’esigenza di dare corpo a una start up che possa crescere».
Il vero obiettivo di AgroMateriae è di collocarsi fra le aziende agricole, con i loro scarti o sottoprodotti, e le imprese che producono plastica e sono interessate a diventare maggiormente sostenibili sostituendo, in tutto o in parte, la plastica con materiali biodegradabili. E per AgroMateriae si intuisce il grande vantaggio di occuparsi di una materia prima che ha costi non elevati. «Sì, è così - precisa Nanni - anche se è importante distinguere fra sottoprodotti delle lavorazioni e veri e propri rifiuti. Indubbiamente i sottoprodotti non hanno costi elevati ma per smaltire determinati rifiuti accade che le aziende che li producono paghino chi se li prende in carico».
Il primo prodotto di AgroMateriae, e di cui è stato depositato il brevetto, è stato chiamato Wine plastics filler (Wpl). «È un materiale economico - continua Nanni - che può essere miscelato in alte percentuali con tutte le plastiche e bioplastiche».
È stato utilizzato per produrre i legacci necessari a chi coltiva la vite: può essere biodegradabile e diventare un nutrimento per la terra. Nelle ipotesi ecologicamente più interessanti i prodotti possono essere anche privi di polimeri. E c’è il vantaggio dovuto al fatto che le stesse aziende fornitrici della materia prima possono diventare loro stesse clienti di AgroMateriae: esempio classico quello dei legacci per la vite.
«Attualmente - continua Nanni - stiamo seguendo la produzione del primo lotto da circa 30-40 tonnellate di Wpl, ormai pronto. Entro i prossimi mesi di maggio o giugno dovremmo avere quattro o cinque clienti che ci permettano di creare il nostro primo mercato e iniziare a lavorare su dimensione industriale. L’obiettivo è aprire uno stabilimento di proprietà in cui ci sia la possibilità di produrre cinquemila tonnellate all’anno di Wpl».
Ma AgroMateriae non ha ovviamente intenzione di fermarsi agli scarti vitivinicoli: «Stiamo proseguendo la sperimentazione - dice ancora Nanni - con altri scarti agricoli per approdare a nuovi materiali e prodotti da offrire al mercato. Ci occupiamo di prodotti di scarto del caffè, del pomodoro, delle pesche e dell’industria olearia. E possiamo aggiungere i teli per la pacciamatura realizzati con gli scarti aziendali. Sperimentazioni che ci possono condurre alla trasformazione di sottoprodotti agricoli in nuovi materiali per l’industria della plastica, risolvendo contemporaneamente la gestione dei rifiuti delle aziende agro-industriali e la necessità di nuovi materiali eco-sostenibili». E per capire le potenzialità di AgroMateriae basta forse ricordare che dal 2021 nella Ue sarà vietata la plastica monouso. —
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