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A22 pubblica, rebus sugli investimenti

Giovanni Balugani
A22 pubblica, rebus sugli investimenti

L’uscita dei soci privati mette in pericolo 60 milioni per il Modenese. La Provincia al lavoro anche per Bretella e Cispadana  

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Sono giorni decisivi per il futuro della A22, l’autostrada del Brennero, e di riflesso per la Campogalliano-Sassuolo e la Cispadana.

Tra gli attori in campo c’è la Provincia di Modena che con il suo 4,2% è uno dei 21 soci della società; tra questi ve ne sono anche quattro privati e qui nasce il problema.

La concessione è scaduta il 30 aprile 2014 e da allora si prosegue con deroghe, ma a ottobre la Commissione europea ha «escluso categoricamente la legittimità di un rinnovo della concessione in favore della società Autobrennero nella sua attuale compagine societaria».

Si dovrà giocoforza trovare un nuovo assetto interamente pubblico, attraverso la liquidazione dei soci privati che consenta un modello gestionale “in house” della concessione sull'A22. L’alternativa è avviare una gara nel 2021, che significherebbe quasi certamente seppellire i progetti della Bretella e della Cispadana. Si tratta, inoltre, non solo di un semplice percorso formale, ma sostanziale, soprattutto per gli investimenti nel territorio modenese.

«Il problema è molto complesso – spiega il presidente della Provincia Gian Domenica Tomei – Nel decreto ristori è stata prevista la possibilità di liquidare i soci privati». Siamo di fronte a una operazione finanziaria estremamente intricata: «Due questioni devono essere risolte. La prima è una eventuale responsabilità che possiamo avere facendo uscire i soci privati con una cifra notevolmente più bassa rispetto a quella che loro si aspettano. Sto facendo fare delle verifiche per capire se questo non comporti responsabilità che possono essere in capo al socio che decide di liquidare, pur nel rispetto di una legge, ma a un valore inferiore di quello che questi si aspettano». La seconda questione è legata al futuro della Bretella e della Cispadana: «Altre verifiche, invece, dovranno appurare se è possibile che la società in house che andrà a gestire l’Autobrennero può rimanere all’interno delle società miste come la Campogalliano-Sassuolo. È una condizione imprescindibile e dobbiamo esserne certi». Il passaggio a società pubblica inoltre priverà la provincia di Modena dei dividendi annuali, che si aggiravano sul milione e trecentomila euro: non noccioline.

«Perderemo i dividendi – ammette Tomei – Il vantaggio dell’operazione sta nel piano finanziario che nei prossimi 10 anni prevede 800 milioni di investimenti, di cui 60 per il territorio modenese». Sono soldi che possono essere utilizzati sulla viabilità entro i 6 chilometri dalla A22 per migliorarne l’accesso. Come? Ad esempio realizzando una rotatoria che snellisca il traffico nei pressi dei caselli.

«Tuttavia tale cifra deve ancora essere garantita. La situazione economica che abbiamo oggi, ci consentirà di avere tali risorse e di riuscire a rispettare tale piano finanziario? Se saltano pezzi occorre iniziare a ripensarci…».

E negli scenari peggiori, la Provincia, al pari di tutti gli altri soci, ha la possibilità di porre il veto sull’operazione.

«E oltre a quegli investimenti, le altre due condizioni per me imprescindibili sono il supporto e l’impegno nella realizzazione della Campogalliano-Sassuolo e della Cispadana». Opere in cui Tomei crede fermamente: la prima molto più vicina alla realizzazione rispetto alla seconda.

Della questione Autobrennero si è occupata anche il ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli, che si è adoperata per la nuova concessione trentennale voluta dall’Europa. Qualora anche questo tentativo non dovesse andare a buon fine, l'unica alternativa compatibile con la disciplina europea resta la gara pubblica per il 2021. —



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