Infiltrazioni mafiose Si alzano gli argini ma l’Emilia supera anche la Sicilia
Più interdittive in regione contro la criminalità organizzata Picco di condizionamenti scoperti: da 115 del 2019 a 218
L’hanno chiamata la tempesta perfetta per descrivere una situazione mai così fertile per la criminalità organizzata. La pandemia, con tutte le proprie complessità, sta mettendo a dura prova la tenuta sociale ed economica dell’intero Paese e soprattutto di quelle regioni in cui lavoro e sanità sono temi imprescindibili della vita quotidiana. In compenso lo Stato sta tentando di arginare le infiltrazioni come del resto dimostra il rapporto curato da Libera e da Lavialibera.
L’Emilia-Romagna è la terza regione italiana, dopo il Molise e la Campania, dove si registra un aumento maggiore di interdittive antimafia emesse dalle prefetture nei confronti di aziende controllate o condizionate dalle organizzazioni criminali. «Se a livello nazionale nei primi nove mesi dell’anno si viaggia alla media di sei interdittive al giorno e il ministero dell’Interno ne registra 1.637 (nello stesso periodo del 2019 erano state 1540) con un incremento del 6,3 per cento, in Emilia Romagna si registra un + 89 per cento: la nostra regione è passata dalle 115 del 2019 alle 218 del 2020. Per la prima volta l’Emilia Romagna scalza la Sicilia (178, erano ben 306 lo scorso anno) e si piazza al terzo posto» spiega l’analisi. E Modena rimane un punto di riferimento assoluto con 9 “espulsioni” per le analisi sulle white list del terremoto e due sui provvedimenti antimafia.
Mancano i soldi e la banca non fa credito? Nessun problema, i prestiti a tassi usurai arrivano da chi liquidità ne ha parecchia. La strategia è chiara, è stata raccontato anche nei tribunali ordinari e nei processi contro ’nrangheta e camorra, ma ritorna con regolarità. Oggi più che mai con aziende sane che rischiano l’ostile scalata della criminalità, generosa nel prestare denari e spietata nello strozzare l’economia. In Emilia-Romagna sono state registrate 5 segnalazioni relative a persone denunciate o arrestate, rispetto alle 4 dell’anno precedente.
E mentre sarebbe necessaria un’attenzione massima, le segnalazioni sul riciclaggio sono in calo anche a causa dei limitati margini operativi che gli istituti di credito stanno adottando a tutela degli impiegati. «Le segnalazioni di operazioni sospette o di riciclaggio - analizza il rapporto - nel 1° semestre del 2020 in Emilia-Romagna si è verificato un decremento del 6,3%: si è passati dalle 3721 segnalazioni del primo semestre del 2019 alle 3484 di quest’anno».
«Mafie e Covid: fatti l’uno per l’altro - commenta don Luigi Ciotti, presidente di Libera - È quanto risulta da questo rapporto è una fotografia inquietante del grado dell’infezione mafiosa ai tempi del Covid. Fotografia che si è potuta sviluppare grazie alla “camera” non oscura ma chiara, trasparente, luminosa della condivisione e della corresponsabilità. Vale a dire il “noi”. Solo insieme ci possiamo salvare. Non solo dalle pandemie ma anche dalle mafie e dalle ingiustizie che le rendono possibili. Salvarci da una democrazia malata dove i diritti troppo spesso sono degradati a privilegi, salvarci dalla corruzione morale e materiale che ci toglie dignità, speranza e futuro. Se è vero che mafiosi e corrotti approfittano delle sciagure sociali e naturali, pensiamo solo al malaffare fiorito attorno ai progetti di ricostruzione post-sisma, è anche vero che le conseguenze della pandemia rischiano di produrre danni permanenti e strutturali se non sarà realizzato quel cambiamento di paradigma politico-economico a cui sempre il Papa ci richiama con forza». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
