Ultimo confronto sulla famiglia Bianchini poi arriverà la sentenza
Tutto nel carcere bolognese della Dozza. Dopo otto mesi di udienze a spron battuto - e ne sarebbero serviti meno se non fosse esplosa la pandemia, interrompendo i lavori dai primi di marzo sino a metà maggio - l’appello di Aemilia è ormai in dirittura d’arrivo e quando anche l’ultima replica si sarà esaurita, il collegio giudicante (presieduto dal finalese Alberto Pederiali, a latere i colleghi Maurizio Passarini e Giuditta Silvestrini) entrerà in camera di consiglio in spazi attrezzati sempre all’interno della Dozza. E le previsioni parlano di una full-immersion non lunga (4-5 giorni) per arrivare intorno al 17 dicembre con la decisione.
Prima, però, ci saranno ancora passaggi cruciali vista la complessità dei temi e il numero di posizioni da affrontare. La Procura generale riprenderà infatti la parola con tre dei quattro rappresentanti dell’accusa. Le repliche non devono però oltrepassare i dieci minuti d’esposizione, per cercare di velocizzare il tutto.
Il sostituto pg Lucia Musti, ad esempio, ha nel mirino le posizioni di Francesco Matacera nonché del gruppo della famiglia Bianchini (il costruttore Augusto, la moglie Bruna Braga e il figlio Alessandro), inoltre si è riservata di valutare repliche sulle accuse a Giuseppe Belfiore e Sergio Bolognino. E gli avvocati difensori? Saranno ovviamente presenti nell’aula-bunker e non è difficile pensare che controreplicheranno.
Sui Bianchini, infatti, ci sono discordanti visioni: la Procura, ravvedendo anche i reati ambientali, ha chiesto 13 anni per il capofamiglia con la conferma dell’aggravante mafiosa per aver agevolato esternamente la ’ndrangheta, 7 anni per la moglie e 5 per Alessandro. I legali Giulio Garutti e Simone Bonfante, invece, hanno provato a smontare la condanna in primo grado, chiedendo l’assoluzione e soprattutto cercando di togliere l’ombra dell’aggravante su Augusto.
La sentenza è quindi più vicina e la velocità con cui ha “camminato” l’appello - 120 imputati, parecchie parti civili - la si deve al metodo applicato dalla Corte, cioè quello definito dal presidente Pederiali «frazionamento della discussione»: affrontate in ogni udienza le posizioni di alcuni imputati, con per ognuno la relazione introduttiva del giudice relatore, la requisitoria dell’accusa, l’arringa della parte civile e quella difensiva. —
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