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E ora Casa Zinanni si salverà grazie all’impegno degli eredi

Saverio Cioce

Lo storico edificio che cinque secoli fa sorgeva a ridosso del castello in paese verrà consolidato per impedire il crollo. Una testimonianza unica in Appennino

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RIOLUNATO

«Gli diamo una mano, nei limiti del possibile. Ma il merito è tutto loro, di quelle famiglie che dopo decenni in cui la casa di famiglia è rimasta disabitata, si danno da fare per consolidare una struttura che ha sei secoli di vita. E che è uno dei simboli del nostro paese».

Lo dice con orgoglio Lorenzo Checchi, vicesindaco di Riolunato, mentre indica la casa fortezza che dalla fine del ’500 vigila sulla frazione di Castello. Già il nome della località indica, al di sopra del centro abitato, il ruolo di sentinella che quel fabbricato ha esercitato nei secoli.

«È un fabbricato di grande valore storico per il paese - spiega Checchi, che è anche assessore allo Sport - Disabitato com’è da decenni è rimasto com’era negli anni ’40 , senza nessuno dei servizi che oggi sono necessari per l’abitabilità. Non parliamo nemmeno dell’elettricità, ma anche acqua corrente. Tutto fermo al momento in cui l’ultima famiglia è andata altrove o è emigrata per condizioni di vita migliori. Bene, l’alternativa che noi abbiamo per questo edificio come per altri antichi è molto semplice: o si riesce a ridare una funzione, una vita agli immobili, oppure sono destinati a deteriorarsi sino a crollare e a diventare mucchi di pietre, troppo costosi per essere ricostruiti. Dunque anche per i proprietari di Casa Zinanni ci siamo trovati in mezzo al guado perchè la perdita del simbolo di Castello sarebbe stata pesante e al tempo stesso non ci sono i presupposti e i fondi per un esproprio peraltro difficile. I contatti informali con gli ultimi eredi Zinanni, ci hanno portato a un accordo virtuoso. La famiglia, in sintesi, si è fatta avanti per sistemare con sostegni e consolidamenti idonei le strutture portanti, in modo da metterle in sicurezza. E da parte nostra c’è l’immediata collaborazione per le autorizzazioni necessarie».

Potrà tornare a essere abitato di nuovo l’antico edificio? Magari per farlo dventare un B&B di charme come vanno di moda oggi? Impossibile anche solo immaginarlo oggi. Non c’è solo il blocco del Covid a tener lontano ogni investimento, quanto la delicatezza e i costi di un intervento di restauro in mano a una proprietà molto frazionata.

Il primo passo intanto è stato fatto. Il consolidamento è a portata di mano.

Il ricamo delle pietre messe a incastro una sull’altra con la sapienza costruttiva dei maestri scalpellini ha fatto il resto e anche oggi sono visibili, come in un manuale di architettura, il disegno dei vari rifacimenti dell’edificio.

Da un ruolo pubblico e probabile sede di militari a deposito e infine a casa privata dall’800; tutto questo è perfettamente leggibile, come direbbero gli storici dell’arte, anche dall’esterno dove volte e archi si distinguono in maniera nitida nell’ordito dei massi che ne costituiscono le pareti esterne.

«Quando ero sindaco speravo di trovare il modo di fare ricerche archeologiche in quella zona - racconta l’ex sindaco Livio Migliore - Di certo posso dire che quel fabbricato è indicato in un estimo del 1656 e molto probabilmente era una parte del castello che dal 1300 guardava la valle e sorvegliava l’allora provincia di Sestola. Di qui l’importanza dell’edificio che porta il nome del capostipite che nel ’700 arrivò da San Marcello Pistoiese, sposò una Contri e si stabilì in paese ». —

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