«Noi irriducibili artigiani che resistiamo alla crisi»
La Lavanderia Spidy di Vignola: «Il calo del fatturato è ormai del 70 per cento» A Castelvetro la “Ruini ” prigioniera dello stop a fiere, feste e ristoro rapido
Tra le attività più colpite da questo 2020 e affiliate a Lapam rientrano senza dubbio quelle legate al settore dei servizi. La Lavanderia Spidy Snc di Vignola lavora a livello industriale. Si occupa della fornitura della biancheria da tavola di ristoranti, bar o alberghi, comparto fortemente in crisi a causa delle restrizioni. «Abbiamo la sfortuna di lavorare con quella parte di commercio che si è arrestata due volte – racconta il titolare Silvio Bartolini – dopo il primo lockdown di marzo, abbiamo potuto riaprire per il periodo estivo, grazie alla ripartenza delle attività di somministrazione. Poi però ci siamo dovuti interrompere nuovamente, con il secondo semi-lockdown di novembre che ha visto la ristorazione emiliano-romagnola ferma fino a ieri. Siamo degli invisibili, facciamo parte di un settore che nessuno tiene mai in considerazione. Mentre i locali hanno potuto proseguire le attività grazie all’asporto, noi siamo stati completamente fermi». Bartolini spiega che nonostante gli ammortizzatori sociali siano arrivati, ma soltanto una volta ad aprile, il calo del fatturato raggiungerà circa il 70 per cento. Quattro sono i dipendenti che sono stati messi in cassa integrazione, persone che lavorano per la Lavanderia Spidy da 25 anni. «Siamo riusciti a richiamarli al lavoro nel periodo da giugno a ottobre. Da ieri abbiamo ricominciato le consegne, avevamo i magazzini pieni di tovaglie e tovaglioli pronti per essere consegnati. Per ora lavoreremo solo mezza giornata. Non è tanto ma è meglio di niente», conclude Bartolini. Un’altra azienda che ha risentito fortemente delle restrizioni è la Ruini Giovanni Srl che opera a Castelvetro da due generazioni, ovvero circa 50 anni. Attualmente, infatti, l’attività viene gestita in società dai figli del fondatore, ovvero Cristian e Lara. «Produciamo arrosti e altri tipi di carne per fiere, eventi o vendita in strada – racconta Cristian – quindi lavoriamo per tutti quegli eventi in cui c’è assembramento. Feste, fiere, ristoro rapido. Quest’estate abbiamo potuto riprendere per circa un 15 per cento rispetto alla consueta produttività. Ora siamo di nuovo in picchiata. Con il primo lockdown, da febbraio, abbiamo perso oltre il 90 per cento del fatturato. Sono numeri che non sappiamo nemmeno leggere». Cristian Ruini afferma che grazie al buon rapporto con le banche, coltivato in numerosi anni di fiorente attività, hanno potuto anticipare la cassaintegrazione ai loro lavoratori. «Due di loro, che avevano contratti a tempo determinato abbiamo dovuto licenziarli, gli altri 7 sono ancora con noi - specifica Cristian - la quantità di carne che abbiamo dovuto buttare via a marzo è inimmaginabile. Credo si aggiri attorno a cento quintali. Ma oltre a quello, ogni mese c'erano sempre da pagare le bollette, nonostante non stessimo fatturando praticamente nulla. Non possiamo spegnere tutti i nostri macchinari e basta. Abbiamo celle che vanno ventilate e tutto deve essere a norma, anche se non siamo in produzione. La carne ha una vita veloce e questo periodo non ha certo aiutato a fare programmi e a rispettarli».
La preoccupazione non cala in vista della primavera, data la totale incertezza per il settore. «Le tasse sono state posticipate e va bene. Ma almeno quelle riguardanti i rifiuti avremmo voluto non pagarle: non abbiamo prodotto e non abbiamo fatto immondizia. Eppure, quelle imposte ci sono state chieste. Non è giusto». —
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