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colpo in via trento trieste 

Rapinato al semaforo agente di gioielli: arrestato cinquantenne

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Viale Trento Trieste, 22 novembre dell’anno scorso. Scatta il rosso. Una Bmw si ferma. Al volante c’è un rappresentante di preziosi modenese di 56 anni. Improvvisamente l’inferno: il finestrino del passeggero va in mille pezzi e una mano strappa la valigetta che il guidatore tiene a tracolla, ferendolo. È un bandito su una moto che con un colpo di tacco ha spaccato il vetro. Un volto coperto da un casco integrale, come il complice alla guida. Bottino 73mila euro. La vittima, ferita, sarà medicata e chiamerà la polizia.

Ieri la Squadra Mobile di Modena, a un ano di distanza, ha reso noto che i colleghi della Mobile di Napoli, su ordine del gip di Modena, hanno arrestato un 50enne napoletano noto per precedenti simili. La Sezione Catturandi sta cercando il complice, un 38enne anch’egli napoletano. Sono i due rapinatori del colpo in Trento Trieste.

La polizia ora ne ha la certezza dopo aver ricostruito come un puzzle i filmati di videosorveglianza di quella mattina nel centro storico di Modena. In quelle immagini si vede infatti il rappresentante di preziosi fare il giro di alcune gioiellerie per mostrare i nuovi campionari. Dietro di lui si accodano due uomini. Lo seguono a piedi e poi in moto. E la moto è la stessa descritta per la rapina.

Il lavoro di analisi di laboratorio in Questura, un’operazione che porta alla creazione di una sequenza di immagini come in un film, mostra che quasi certamente i due non conoscessero quella potenziale vittima. L’avrebbero invece agganciata nel corso di perlustrazioni e appostamenti davanti alle gioiellerie del centro. Quella mattina avrebbero notato l’uomo con la valigetta che si intratteneva coi gioiellieri e mostrava dei preziosi. Per questo avrebbero deciso di seguirlo e portargli via la valigetta dei campioni. La tecnica utilizzata della spaccata del finestrino al semaforo rosso fa parte di un sistema tradizionale a Napoli nelle rapine di strada.

La Squadra Mobile, guidata dal pm Francesca Graziano, ha poi cercato di rafforzare questa pista con l’analisi dei tabulati telefonici dei due sospettati e poi dei tracciamenti delle celle telefoniche. E alla fine gli investigatori della polizia sono arrivati alla conclusione che i due erano proprio a Modena al momento del colpo. Non c’erano più dubbi. Il pm ha ottenuto dal gip l’ordine di custodia cautelare in carcere. Ieri ne è stato arrestato uno solo, nella sua abitazione a Napoli, e portato al carcere locale. Si cerca il complice. —

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