Gazzetta di Modena

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«L’accordo Moncler-Stone Island? La strada giusta per il futuro del tessile»

Serena Arbizzi
«L’accordo Moncler-Stone Island? La strada giusta per il futuro del tessile»

Bonacini, Marchi, Varisco e Gasparini: «Patto fra eccellenze, dimensioni importanti per il grande ritorno della moda italiana»

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«Stop alla gelosia del “proprio orticello” e sì alle aggregazioni che, vista anche la ragguardevole cifra dell’operazione, sono una strada da perseguire». Plaudono all’unisono degli imprenditori del Tessile abbigliamento modenese all’aggregazione tra Moncler e Stone Island, storico brand con quartier generale a Ravarino. L’operazione ha il valore di 1,15 miliardi di euro: Moncler ha dichiarato che acquisterà il 70% della società madre di Stone Island, Sportswear, dall’amministratore delegato Carlo Rivetti. Il restante 30% in un secondo tempo dall’investitore statale di Singapore Temasek. Il prezzo per il 70% (circa 800 milioni) sarà equilibrato dall’impegno da parte di Rivetti ad acquisire azioni Moncler per circa 400 milioni.

«Penso che la strategia perseguita dai protagonisti di quest’aggregazione sia corretta - specifica Stefano Bonacini, patron di Gaudì - Sarebbe sbagliato essere gelosi dei propri confini. Le entrature che ha Moncler faranno bene a Stone Island e si apriranno nuovi mercati. Lo sfruttamento delle strategie che un gruppo simile può prefissarsi consentono di immaginare una remunerazione importante e di alzare ulteriormente gli obiettivi. Questo perché non si tratta del salvataggo di un’azienda in difficoltà, anzi, la realtà creata da Rivetti gode di buona salute».

Anche Alessandro Varisco, amministratore delegato di Twinset, loda l’alleanza. «Questo è un bellissimo segnale per il nostro settore e per tutta l’Italia - rimarca l’Ad - Si sono unite due eccellenze e questo fa ben sperare nella nascita di un polo di luxury urban, di una modalità innovativa di cavalcare il futuro».

«Si sono uniti due imprenditori lungimiranti - aggiunge Varisco - e questo potrà sicuramente dare lustro a tutto il settore e far segnare il ritorno dell’Italia tra i Paesi del mondo più autorevoli per il fashion».

Marco Marchi, fondatore di Eccellenze Italiane, la holding che riunisce i marchi Blumarine e Liu Jo, come anticipato punta, a breve, a un’ulteriore acquisizione tra i brand made in Italy della moda, e afferma che «il tema dell’acquisizione passa dalla consapevolezza del tessuto italiano. Quest’operazione avvalora la tesi che da tempo sostengo: è importante organizzare un progetto che valuti dimensioni di business che consentano di arrivare lontano. La piccola azienda isolata da sola non può sperare di raggiungere gli stessi risultati di un progetto di aggregazione». A questo riguardo, l’idea da cui parte Eccellenze Italiane è «comune. Sono, quindi, felice che due grandi come Rivetti e Ruffini abbiano deciso di sedersi allo stesso tavolo. Ne sono felice».

Marco Gasparini, portavoce nazionale dei cosiddetti mestieri a monte della filiera, pone l’accento «sulla decisione di fare squadra. I due brand hanno i conti in ordine e sono ben piazzati sul mercato. Spero, tuttavia, che quest’aggregazione non si porti via lo stabilimento Stone Island da Ravarino. Sarebbe una grave perdita».

«Io credo che le aggregazioni fra imprese vadano incentivate - aggiunge Gasparini - O ci si aggrega o si soccombe al calo dei consumi. E non la vedo così grave l’unione con una realtà al di fuori del nostro territorio: non si tratta di una spietata multinazionale con vertici irraggiungibili». —



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