Parte una raccolta fondi per salvare la piscina
Tante spese di manutenzione anche a vasche vuote. Piano col Comune Chiuso pure il bar ritrovo di tanti giovani. La perdita è già di mezzo milione
VIGNOLA
Sono vuote le vasche della piscina di Vignola. Vuote d’acqua e di persone. Lo sono da mesi e rimarranno tali ancora per un po’. E per questo i gestori lanciano una raccolta fondi tra i cittadini e i frequentatori. «Per abbattere i costi di mantenimento dell’impianto, che non sono pochi nemmeno quando non è in funzione, abbiamo preferito svuotare le vasche dall’acqua – spiega amareggiata Rita Migliori, vicepresidente della società Olimpia Vignola, la quale gestisce dal 1975 la piscina comunale – facendo un bilancio complessivo dell’anno, è più il tempo che abbiamo dovuto tener chiuso, rispetto a quello in cui siamo riusciti a svolgere regolarmente le nostre molte attività».
Oltre che della piscina di Vignola, Olimpia è responsabile di molte altre attività sportive, tra le quali danza, tennis, atletica, rugby. Sono 70 i collaboratori sportivi che cooperano con la società, mentre 15 i dipendenti. Molti di loro in questo periodo hanno ricevuto la cassaintegrazione o ammortizzatori sociali. A causa dell’emergenza epidemiologica, Olimpia Vignola ha dovuto sospendere tutte le attività sportive da marzo a giugno. Molte di queste hanno potuto riprendere il loro corso durante i mesi estivi, dopo un delicato adattamento degli spazi in base alle norme stabilite dal decreto di maggio, volte a garantire il distanziamento. «Abbiamo tenuto aperto la piscina scoperta da luglio a inizio settembre. Poi, dopo 20 giorni eravamo pronti per accogliere corsisti e amatori all’interno. Ma il 24 ottobre ecco un altro decreto valido fino a data da destinarsi: abbiamo dovuto chiudere di nuovo». Rita Migliori specifica che, assieme all’amministrazione comunale, stanno studiando un modo per riuscire a passare il loro peggiore anno di sempre. Rispetto ai fatturati degli scorsi anni, mancano all’appello 500 mila euro. «Ma le spese vive di funzionamento e manutenzione ci sono, anche a vasche vuote – prosegue Migliori – i nostri dipendenti hanno ricevuto, con lentezza, la cassa integrazione. Alla società sportiva sono arrivati dei contributi per 7 mila euro a maggio e poi altri 14 mila a novembre. Noi non vogliamo chiudere, ma dobbiamo essere realisti: l’emergenza durerà almeno per un altro anno e avevamo già investito tanto per adattare gli spazi ai regolamenti. Molti nostri affezionati ci hanno chiesto più volte come potevano contribuire alla sopravvivenza dell’impianto, così abbiamo lanciato su Facebook una raccolta fondi. Tutti possono partecipare, con la somma di cui dispongono». La piscina di Vignola è inoltre fresca di ristrutturazione. Già lo scorso anno, infatti, la società aveva investito per un ammodernamento degli spogliatoi e di alcune aree interne. «Siamo pronti ad aprire un secondo mutuo pur di continuare le nostre attività. Uno ci è già stato concesso in quanto società sportiva. Ora stiamo cercando di capire, consultandoci con il Comune, come poter fare per proseguire, quando finalmente ce ne sarà occasione». Con la ripresa della stagione invernale, Olimpia Vignola aveva già dovuto rinunciare a molte attività in acqua. A causa delle misure anti-covid, infatti, le vasche potevano contenere un numero molto più basso di persone.
«Oltre a tutto questo, siamo costretti a tenere chiuso anche lo storico bar Stones – conclude Rita Migliori – è uno degli ultimi locali della zona dove ogni settimana si fa musica dal vivo e adesso anche quell’attività rappresenta un rischio per il contagio». —
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