Al liceo Sigonio non si spengono le luci In classe vanno gli alunni speciali
L’istituto apre per chi ha bisogno, rispettando il Dpcm
la storia
Gabriele Farina
La musica risuona nei corridoi. Al liceo Sigonio udire le note non è una prima assoluta. Stavolta però cambiano le fonti dei suoni. Non i semplici strumenti, ma studentesse e studenti con più bisogni di socialità. Intonano risate in classe, collegati con i compagni da casa. L’istituto di via del Lancillotto ha deciso di rovesciare la prospettiva.
La didattica digitale integrata dev'essere adottata almeno per il 75% delle attività (almeno fino alle vacanze di Natale)? Allora valorizziamo il 25% in presenza. Includiamo chi ha più sofferto dall’inizio della pandemia la trasformazione nel mondo della scuola. Le docenti Silvia Marchesi, Angela Uccelli e Monica Trane hanno lanciato così un progetto d’inclusione. Si sono rivolte alle madri e ai padri di chi ha bisogno di più attenzioni in presenza. Su base volontaria e nel rispetto di decreti e ordinanze, danno ai figli la possibilità di aderire. Varcare le porte della scuola per divertirsi e imparare, supportati da docenti ed esperti. Partito lunedì scorso, il progetto sta portando i frutti iniziali per chi ha deciso di rispondere “presente”. Le etichette quali “disabile” e “dislessico” cadono. I sintomi depressivi e i disturbi alimentari si attenuano nella percezione. I giovani protagonisti che hanno fatto richiesta (attraverso le famiglie) hanno modalità stabilite per partecipare in classe. Per le terze, vi possono essere massimo sei o sette studenti al giorno per due dì alla settimana. Per le prime, il limite è esteso fino a dieci giovani fisicamente a scuola. Le studentesse e gli studenti in presenza interagiscono dal vivo con educatori e insegnanti di sostegno.
I docenti della materia possono essere presenti (dietro un plexiglass) o a distanza. Molto spesso a distanza si trovano i compagni di classe, con cui l’interazione diventa un gioco. Un’insegnante ne mostra il funzionamento. Alle spalle della cattedra è posizionato un “videowall”. Il muro però non divide, ma unisce. Gli studenti in aula “attraversano” la docente e osservano i compagni a casa. E viceversa. Così studiare diventa più leggero, il pensiero della pandemia più sostenibile. I dispositivi per la sanificazione e i plexiglass sfumano. Le mascherine che coprono nasi e bocche diventano barriere varcate da risate più frequenti. Risate che erano state più rare nei giorni del lockdown. Le docenti creatrici del progetto d’inclusione (e i colleghi) lo hanno notato. L’osservazione s’è trasformata in azione nel definire un cammino per una scuola più umana e una vita familiare più lieve. Tra gli insegnanti, c’è chi garantisce come gli studenti verrebbero a scuola anche di notte. Una dimostrazione di affetto e vicinanza confermata da giovani colpiti dalla recente alluvione. Gli insegnanti stessi sono gratificati dal progetto. Non vi hanno dato alcun nome specifico. Considerano che esperienze simili dovrebbero essere svolte da tutti gli istituti. La sfida dichiarata? Essere inclusivi al massimo. Dopo l’Epifania, le percentuali nelle scuole dovrebbero cambiare. Il 75% nel Dpcm di dicembre definisce la percentuale degli studenti in presenza nelle superiori dal 7 gennaio. Alcuni sindacati sollevano già timori in merito. Intanto, il progetto d’inclusione al Sigonio va avanti, tra una spiegazione e una risata. —
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