Gazzetta di Modena

Modena

il funerale dell’artista 

Tra aneddoti e ricordi una Cattedrale affollata per l’addio al prof Pelloni

S.A.

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«Per noi figli, papà è sempre stato attento e presente. Nonostante i suoi tanti impegni, per noi si liberava subito. Era sempre pronto a scherzare e a inventare favole e giochi per tutti i bimbi della famiglia. La nostra casa era sempre aperta. Insieme con la mamma invitavano parenti e amici nella grande casa di Serra. Era molto orgoglioso dei suoi nipoti ai quali ricorreva per trascrivere a computer i suoi numerosi scritti, fino agli ultimi giorni». Questo il ricordo dei famigliari del professor Romano Pelloni, artista e fulcro del mondo cattolico e politico carpigiano, scomparso a 89 anni, letto ieri pomeriggio dal pulpito di una Cattedrale gremita.

Con il corretto distanziamento imposto dalle norme anticontagio, i banchi del Duomo erano tutti affollati per l’ultimo saluto a Romano, con il quale ognuno ricordava aneddoti e momenti lieti trascorsi con l’artista che tanta positività ha regalato. La funzione è stata celebrata dal vicario generale Ermenegildo Manicardi, che ha lodato l’arte con cui è stato realizzato il Crocefisso che dal 1965 fa bella mostra di sé in Seminario, opera dello stesso Pelloni. «Romano ha esaltato la bellezza divina» prosegue monsignor Manicardi, evocando la perfezione delle sfere così tanto amate dall’artista capace di riunire, anche nel giorno dell’addio, esponenti di mondi variegati.

Significativo il ricordo anche del sindaco Alberto Bellelli che ha riportato alla memoria un episodio risalente alla campagna elettorale del 2014. «Si parlava di conciliabilità di vari punti di vista in politica: il maestro Pelloni esclamò: “Come facciamo a incontrarci se io non vado al Kalinka a vedere un concerto e se uno del Mattatoyo non viene ad una mostra del Portico? Se non ci incontriamo, se non ci legittimiamo con le nostre differenze, saremo noi ad etichettarci come cultura di serie B”. Calò il silenzio - ricorda il primo cittadino - Poche parole, precise e provocatorie avevano messo nel sacco, in modo assolutamente propositivo e benevolo, i rivoluzionari dei circoli ed i tifosi delle grandi mostre ed eventi. Chi provò a replicare trovò di fronte a sé una porta spalancata, il più grande gesto di sfida per qualsiasi interlocutore. Era, e provo ad azzardare, la sua filosofia dello spazio curvo». —

S.A.



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