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Il caso di Mirandola 

Violenza sessuale e riduzione in schiavitù Bifulco va a processo

Violenza sessuale e riduzione in schiavitù Bifulco va a processo

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L’UDIENZA

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Approderà in aula l’8 febbraio 2021, per una prima udienza tecnica, la vicenda di un operaio mirandolese ridotto in schiavitù e ripetutamente vittima di violenze sessuali. E sul banco degli imputati ci sarà il suo ex datore di lavoro, Antonio Bifuldo, artigiano edile 40enne, difeso dall’avvocato Antonio Piantedosi.

Una vicenda, quella scoperta nell’autunno 2019 e conclusa con l’arresto di Bifulco da parte della Polizia del Commissariato, che scioccò la comunità mirandolese. Perché le indagini raccontarono una violenza per certi versi inaudita. La polizia ha infatti accertato almeno 15 accessi al pronto soccorso di vari ospedali. Quindici volte in cui il 38enne mirandolese “schiavizzato” dal suo datore di lavoro si era presentato ai medici con gravi traumi. E ogni volta era costretto a raccontare il falso: «Sono caduto dall’impalcatura». «Sono scivolato, avevo bevuto...».

E tutto era proseguito fino all’ultimo, drammatico ricovero avvenuto per una violenza che lo aveva portato in coma all’ospedale di Carpi dove la vittima, rappresentata dall’avvocato Cosimo Zaccaria come parte civile del processo, ha scelto di confessare le sopraffazioni del suo datore di lavoro con cui condivideva anche la casa, pur abitando in appartamenti diversi. E quella confessione ha aperto l’indagine a cui hanno dato supporto anche numerose testimonianze che diventeranno parte cruciale del processo e in cui Bifulco, oltre che di violenza sessuale aggravata, dovrà rispondere anche di maltrattamenti e lesioni gravi. —

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