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Brexit, ultima chiamata anche in città: in 164 devono scegliere dove vivere

Daniele Montanari
Brexit, ultima chiamata anche in città: in 164 devono scegliere dove vivere

Entro il 31 dicembre i britannici residenti per restare devono chiedere l’attestato anagrafico previsto dall’Accordo di recesso

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Il 31 dicembre sarà un ultimo dell’anno diverso non solo per le limitazioni anti-Covid. È infatti la fatidica data in cui si chiuderanno i conti con la Brexit: i cittadini britannici residenti fuori dai confini nazionali per allora dovranno richiedere ai rispettivi Comuni una “attestazione di iscrizione anagrafica” se vogliono continuare a rimanere all’estero. Termina infatti il periodo transitorio: dopo per i britannici non sarà più possibile circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri. E quindi anche in Italia.

Si tratta di un documento aggiuntivo rispetto all’attestazione permanente (o di regolarità) di soggiorno, previsto dall’Accordo di recesso in vigore dal 1° gennaio. E anche a Modena c’è un nutrito gruppo chiamato alla scelta: 164 britannici per la precisione, di cui una sola cittadina temporanea e gli altri già iscritti all’anagrafe (89 maschi e 74 femmine) suddivisi in 127 nuclei famigliari. Vista da Modena, la Brexit in questi 11 mesi ha più allontanato che avvicinato al Regno Unito: risultano infatti solo 5 britannici emigrati da Modena e 14, quasi il triplo, gli immigrati.

Ma com’è stata vissuta la Brexit in città? Nessuno può dirlo meglio di Antonella Buja, responsabile in Comune dell’ufficio “Progetti europei, relazioni internazionali e coordinamento progetti complessi”, da cui dipende il centro Europe Direct. «Anche in città si è vissuta tutta la sorpresa, o meglio il senso di astonishment a cui ha condotto il referendum del 23 giugno 2016 - sottolinea - sia da parte dei britannici che degli italiani. Da allora in tanti si sono rivolti a noi per informazioni, e in quest’ultimo anno con l’entrata in vigore dell’Accordo di recesso gli interrogativi sono cresciuti, rimanendo tuttora irrisolti su alcuni aspetti fondamentali. Penso in particolare ai giovani: non ci sono ancora certezze su quel che sarà di Erasmus e borse di studio per il soggiorno in Gran Bretagna, perché non si è definito lo status delle università britanniche. Peraltro il programma 2014-2020 di finanziamento per la mobilità giovanile è in scadenza adesso, e tutto deve ancora essere definito nel 2021: è un periodo di apnea, per molti versi».

Poi tutto il discorso del volontariato all’estero, ma anche quello dei diritti delle famiglie: «In questi casi, di fronte a quesiti anche molto specifici - nota - abbiamo indirizzato all’ambasciata britannica, perché per lungo tempo sono mancate risposte ufficiali e regnava l’incertezza. Certo è stata, e resta, una questione di notevole complessità. Ma noi abbiamo cercato di dare sempre aiuto e supporto rimanendo costantemente attivi col centro anche in pieno lockdown, continuando a garantire i servizi tramite l’interfaccia online». —

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