Il Covid ha capovolto il mercato dei vini: boom di quelli comuni e crollo degli spumanti
Le rilevazioni di Nomisma diffuse nell’incontro di Confcooperative con i rappresentanti delle cantine sociali e cooperative della regione
vendemmia ok
«Le ripercussioni del Coronavirus nel settore vitivinicolo mettono ancora più in evidenza l’importanza della cooperazione e il suo ruolo strategico dettato dalla capacità di aggregare numerosi produttori, i quali da soli non avrebbero in molti casi la forza per resistere agli stravolgimenti di mercato».
È una sintesi di quanto emerso dalla videoconferenza su “Vino: aggiornamenti normativi e tendenze di mercato” organizzata da Confcooperative FedAgriPesca Emilia Romagna, un incontro che ha anche offerto spunti di interesse grazie alle rilevazioni diffuse dalla società Nomisma su come la pandemia abbia letteralmente stravolto il mercato dei vini.
Alla videoconferenza hanno preso parte l’assessore regionale all’agricoltura Alessio Mammi, oltre a Denis Pantini di Nomisma, Roberta Chiarini della Regione e Stefano Sequino, nuovo responsabile vino di Confcooperative FedAgriPesca. Hanno assistito all’incontro i rappresentanti delle principali cantine sociali e cooperative dell’Emilia Romagna.
«Siamo reduci da una vendemmia positiva conclusa con oltre 7 milioni di tonnellate di uva in Emilia-Romagna e che ha confermato l’importanza della cooperazione nella viticoltura della regione, dal momento che ne rappresenta più dell’80% - ha detto Carlo Piccinini, presidente Confcooperative FedAgriPesca Emilia Romagna - L’Emilia-Romagna è riconosciuta in tutto il mondo come la Food Valley italiana, culla di eccellenze alimentari dall’ortofrutta al lattiero-caseario fino alle carni, ma ancora non abbastanza per il vino. Eppure la nostra regione vanta vini di assoluta qualità che non hanno nulla da invidiare a quelli di altri territori. Serve uno sforzo comune per comunicare meglio le nostre eccellenze e aggredire in modo diverso i mercati».
Spazio poi alle analisi sugli impatti dell’emergenza Coronavirus nell’intervento di Pantini, che ha sottolineato come la pandemia abbia «capovolto la situazione». Le vendite nella Grande distribuzione organizzara Italia nel bimestre marzo-aprile (rispetto allo stesso periodo del 2019) sono state il primo indicatore: più vini fermi e frizzanti (+12,8%), più vini comuni ossia senza denominazione Dop e Igp (+16,1%) e meno champagne e spumanti (-5,3%). Sono crollati i consumi di food&beverage fuori-casa (-64% nel secondo trimestre) mentre sono schizzate del 102% le vendite online nel primo semestre 2020. Anche l’export è diminuito in maniera abbastanza generalizzata.
Tuttavia, in questa situazione l’Emilia-Romagna ha segnato un dato in controtendenza. Nel primo semestre 2020 l’export dei vini emiliano-romagnoli è cresciuto del 2,8% a fronte di un importante calo delle regioni top player italiane, e in aumento rispetto alla media degli ultimi anni che si era attestata per la nostra regione a +0,9%. «Il posizionamento dei vini emiliano-romagnoli, in gran parte presenti nella Grande distribuzione organizzata dove sono aumentate le vendite e molto meno nei ristoranti, ha permesso di ridurre le perdite e anzi di aumentare la quota dell’export», ha sottolineato Pantini. Secondo i dati dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, 7 aziende su 10 prevedono a fine 2020 di chiudere con un fatturato in calo rispetto al 2019.
«Il dato più significativo - ha spiegato Pantini - sta nel fatto che le aziende più piccole, quelle sotto il milione di euro, soffrono di più, anche perché più concentrate nella ristorazione». Focalizzando i risultati dell’indagine sulle sole cantine cooperative è emerso come il sentiment rilevato sia nella media meno negativo, dal momento che il 46% prevede una riduzione del fatturato contro il 70% riscontrato a livello di intero settore vitivinicolo.
«Siamo diventati la terza regione vitivinicola italiana anche per merito vostro - ha aggiunto l’assessore regionale Alessio Mammi rivolgendosi ai produttori - Avete costruito una filiera così importante e strutturata che consente a un piccolo produttore di campagna di vendere il vino fino in Giappone o negli Usa. Mettete insieme 18.000 produttori, perlopiù piccoli, e portate i loro prodotti in giro per il mondo. Questo è il grande valore della cooperazione, della sua forza aggregatrice che valorizza le singole produzioni». —
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