Gazzetta di Modena

Modena

la storia 

La lotta di Chiara, malata di tumore: «Raccolgo fondi per la ricerca»

Alfonso Scibona
La lotta di Chiara, malata di tumore: «Raccolgo fondi per la ricerca»

Ha 36 anni e da tre è in cura presso il Com del Policlinico Ha avviato una raccolta per aiutare la fondazione Veronesi

4 MINUTI DI LETTURA







Chiara Betelli, è una 36enne modenese che da tre anni lotta contro una grave forma di tumore al pancreas, curata al Centro oncologico modenese al Policlinico, in vista del suo prossimo compleanno (il 19 dicembre saranno 37), ha lanciato una raccolta in denaro da donare alla Fondazione Veronesi. Chiara è una biologa presso il laboratorio Test di Modena e mamma di Enea, 5 anni ed il suo appello, raccolto da tantissima gente, ha quasi raggiunto il traguardo dei 5.000 euro previsti con le donazioni. Per donare è possibile seguire il seguente collegamento internet: insieme.fondazioneveronesi.it/campaign/la-lotta-di-chiara-al-tumore-del-pancreas/.

Ripercorriamo questi tre anni di scoperta del male, prime analisi, conferme, interventi chirurgici e protocolli di terapia al Centro Oncologico Modenese.

«Tutto inizia nel novembre 2017 quando, dopo una ipotesi di intossicazione epatica si è passati ad analisi approfondite che rivelano transaminasi fuori norma, colicisti, calcoli fino all'infiammazione del coledoco e qualcosa di grave al pancreas».

Dopo due interventi ed il rischio di metastasi ecco l’uscita dall’ospedale e le cure al Com, chemioterapia, camnio bi farmaci ed altro ancora. Un percorso davvero tormentato nel quale emerge però la persona, una persona che continua a sorridere ed a godersi la famiglia, un bene inestimabile.

«Spesso - aggiunge Chiara - ci si dimentica che oltre alla malattia c’è di più, c’è un essere umano che è esattamente come prima, soltanto con un ospite sgradito come inquilino del corpo. Sono in cura da 3 anni ed ho imparato tanto sia da me stessa che dalle persone che mi sono state vicine. Ho imparato che nulla va dato per scontato, che il tempo è prezioso e va usato per bene perché nonostante si tenda a pensare “tanto a me non capita” a volte (come nel mio caso) capitano stravolgimenti di vita inaspettati. Quando i medici mi hanno detto che probabilmente avevo un tumore al pancreas ho pensato che fosse impossibile: io giovane, non obesa, non fumatrice, perché? Non è possibile! Poi mi hanno spiegato che a volte si sviluppa un tumore a seguito di pancreatiti croniche asintomatiche. Ho pensato che la mia vita sarebbe finita a breve ed in realtà ho pensato subito che non avrei potuto accompagnare mio figlio, di non ancora 3 anni, al suo primo giorno di scuola dell’infanzia, e che non lo avrei visto crescere. Tutt’ora il mio pensiero va a lui in primis, alla mia famiglia e agli amici più cari. Quando non sai “quanto tempo ti resterà” cambia tutto, le tue priorità, le tue scelte. Il tempo. Prima non ci pensavo mentre ora è la cosa più preziosa. Io, e mi permetto di includere anche chi come me ha un tumore, non chiediamo altro che più tempo per vivere». Ed il discorso torna sulla ricerca e sui benefici che si hanno dando la possibilità a determinate fondazioni di operare alla ricerca di cure adeguate, se non alla prevenzione di certi mali.

«È indispensabile che la ricerca faccia passi avanti - spiega - per poter trovare nuove terapie più mirate, più efficaci e magari curative. Spero che i fondi che raccoglierà la fondazione Umberto Veronesi con la campagna a mio nome, serviranno a migliorare, ad allungare il più possibile la vita e perché no curare definitivamente noi malati di tumore al pancreas». Ultimo accenno: il Covid e le misure che stanno facendo arrabbiare tanta gente, soprattutto i giovani. «In questo periodo di emergenza Covid poi – conclude - noi malati oncologici siamo ancor più esposti a possibili complicazioni, quindi faccio un appello a tutti affinché facciano attenzione e rispettino le direttive sia per loro stessi ma soprattutto per chi è immunodepresso come me. Diversi minimizzano le conseguenze di un possibile contagio e continuano a fare assembramenti senza mascherina (incluse cene, visite ad amici) non pensando che se lo contraggono loro il virus molto probabilmente o saranno asintomatici o avranno lievi effetti come febbre o perdita di gusto. Diverse, per non dire potenzialmente fatali, potrebbero essere le conseguenze per me e per chi come me è immunodepresso a causa della terapia. Molte persone si lamentano anche perché non possono fare un aperitivo o non possono andare a sciare, ma sono “costrette” a stare a casa con la loro famiglia. Basterebbe far fare loro un giro al Com per rendersi conto di essere fortunati soltanto ad avere la salute e che i sacrifici sono altri. Per me è un privilegio stare a casa con la mia famiglia, e mi godo ogni singolo minuto». —





Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google