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«Mirandola può riprendersi i 22 dipendenti dati all’Unione»

f.d.
«Mirandola può riprendersi i 22 dipendenti dati all’Unione»

La Corte dei Conti sull’exit e le ricadute sul personale che deve tornare al Comune Si apre un altro problema che genera instabilità. Golinelli e Silvestri: Parliamone»

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MIRANDOLA

Le si può anche considerare scaramucce, ma sono temi sostanziali nel futuro dell’Unione e dell’ex di Mirandola. Perché se da un lato Tar e Consiglio di Stato hanno sospeso l’uscita della città dei Pico, dall’altro la Corte dei Conti segna un punto a favore della Giunta-Greco sul fronte del personale. I magistrati contabili, infatti, rispondendo proprio ad una sollecitazione dell’attuale governo mirandolese hanno stabilito un principio che può essere così riassunto: tutto il personale di Mirandola, trasferito in passato all’Unione o assunto in sostituzione di quello ai tempi trasferito, può tornare in campo al Comune. Si tratta di almeno una ventina di posizioni tra cui insegnanti di asilo nido, personale dei vari servizi, professionisti di alcuni settori strategici e anche eventualmente dirigenti. Il parere della Corte mette così l’Unione a rischio personale perché sarebbe eventualmente costretta a bandire selezioni per coprire i posti vacanti. Viceversa, sarebbe Mirandola a doverlo fare. E proprio su questo fronte la città dei Pico aveva proposto un accordo all’Ucman: uscita dal 1 luglio e funzionari che rimangono in capo all’Unione. Ma la risposta è stata negativa o comunque non è entrata troppo nel merito.

Di fronte ad uno scenario di tale precarietà si sta allora cercando di riallacciare i rapporti politici come auspicato dal capogruppo della Lega, l’onorevole Guglielmo Golinelli nel commentare la decisione parzialmente avversa del Consiglio di Stato. «Credo ci siano le condizioni per trovare una soluzione che soddisfi tutti, ma aspettiamo una risposta da parte degli altri sindaci e dell’Unione». Ma per ora il piano riorganizzativo che avrebbe dovuto proporre il super tecnico dell’Ucman non è ancora approdato in Consiglio né tantomeno in Giunta. Permane quindi l’instabilità politica e organizzativa visto che anche tra gli altri sindaci non c’è una completa unità d’intenti. Un problema non secondario per colui che sarà chiamato a fare il nuovo presidente e che dovrà muoversi su un terreno pieno di ostacoli.

Ma l’idea di tornare a dialogare lanciata da Golinelli non cade nel vuoto e viene raccolta da Simone Silvestri, coordinatore del Pd nella Bassa. «Noi non abbiamo nessun imbarazzo a discutere dell’uscita a luglio (semmai dovrebbe averlo Golinelli, che aveva garantito che a gennaio era tutto pronto e finito), ma anche questa eventualità si discute partendo dal merito, dagli interessi di Mirandola, certo, ma anche da quelli degli altri otto Comuni». —

f.d.



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